Andiamo a ballare. Dai. E non puoi mica resistere a quegli occhi, quel sorriso, malizioso e complice, a quella canottiera che si congiunge senza soluzione di continuità con hot pants incredibilmente stretti. E siete già lì, in una sala buia, circondati da personaggi inquietanti ma non inquieti, calmi, con la sola luce lunare a illuminare danze che paiono impassibili, annoiate, coreografie rallentate. Sarà l’aiuto che vi siete regalati poco prima dell’ingresso, e poi ci sono quegli occhi, quel sorriso, il naso, la canottiera tanto stretta al punto che, gli hot pants.
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Sì ma…La musica?! Sempre Lei, il dannato reggae, declinato in reggae, infinito, inesauribile, sempre uguale, inestinguibile. E ti innervosisci, mentre attendi un cambio di ritmo, perché sull’annuncio c’era la promessa di soul e r’n’b. Invece c’è solo reggae e lei fa finta di farsi rincorrere e tu fai finta di rincorrerla e tutt’intorno nessuno che vi degni di una ben che minima attenzione. Chiedi ulteriori sostegni, arrivano, ma la musica è sempre lei, il reggae, fino all’alba, dei morti viventi. Non senti che pace, che serenità?! Dai, ci ritorniamo anche domani…
Ti attendo alle 16:30 per un tè con biscotti (che profuma di flirt, un classico). Arrivi: che occhi, che spalle, che gambe. Che musica hai messo su? È Legend di Bob Marley, sono in fissa da una settimana, non posso farne a meno, come una droga… E arriva l’ora di cena e lei decide che la serata deve continuare e Legend continua a girare, a girare. Sempre fermo sulle sue posizioni, coerente.
Il 6 febbraio del 1945 nasceva il Rasta Man per eccellenza, Bob Marley, poi un giorno del 1981, all’improvviso, decideva di andarsene per sempre. Tra lacrime e incredulità, Stefano Tamburini, genio di Frigidaire, scrisse un editoriale che profumava di resistenza: “È morto Marley, ora tocca a Peter Tosh”. Una voce fuori dal coro, perché le rime e i ritmi giamaicani piacciono a tutti e Legend ha venduto 33,7 milioni di copie nel mondo e ne smercia dalle 3000 alle 5000 copie ogni settimana sul territorio nord americano, dove ormai non fanno più entrare nessuno, ma la musica reggae sì. Eppure quelle trame sonore catturarono così tanto l’attenzione da ispirare spartiti differenti, spesso opposti per filosofia. A cavallo tra i 70 e gli 80 si sviluppò una generazione punk e post punk che si abbeverò a ripetizione alla fonte di Marley e dei suoi 64 figli. E poi si andò anche oltre e tutta la musica popolare si mescolò a quelle andature compassate.
Marco e Davide, tifosi della prima ora di Stefano Tamburini, ricordano quella stagione controversa e ricca di grandi canzoni. E nel frattempo incrociano anche il 72esimo compleanno del fu Marley. Che è sempre con noi: due amici, una chitarra e uno…
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