Not For Radio - Melt

2025 (Nice Life, Atlantic)
dream-pop
Progetto solista per María Zardoya, reduce dai fasti dell’ultimo album con The Marías (l’ultimo lavoro della band, “Submarine”, oltre ad aver ottenuto buoni responsi critici è tra i più gettonati su Spotify ). Il suo nuovo disco non nasce in seguito a una crisi del gruppo madre, ma come frutto di un flusso creativo che necessitava di un diverso contesto, più delicato e appassionato.
Sotto le spoglie di Not For Radio l’artista americana, con la complicità dell’ottimo Sam Owens (Sam Evian) e di Luca Buccellati, scende nelle profondità più intime del dream-pop con tonalità pastello e sonorità malleabili e fluide. La voce eterea e avvolgente e la stratificazione strumentale creano un tappeto che a un primo ascolto potrà risultare leggermente uniforme, ma che poi mostra tutto il proprio appeal sensuale e poetico.

Il mood più ipnotico di “Melt” permette a María Zardoya di poter poi flirtare con il jazz e il post-rock in “Swan”, ma anche di elaborare con più cura sonorità sixties nella splendida incursione dream-pop-soul di “My Turn”.
Tutto l’album è come avvolto da una nebbia che pian piano si dissolve. Ad ogni riascolto le canzoni prendono forma e si mostrano in tutto il loro potenziale sia lirico (molto belli i testi, intrisi di romanticismo) che musicale. Impossibile non pensare a Julee Cruise mentre scorrono le note di “Back For You”, ed è altrettanto difficile non notare il trittico finale dell’album: le profumazioni latino-ispaniche di “Vueltas”, l’atmosfera jazz-lounge di “Water On Your Nose” e l’ottima incursione nel trip-hop di “Slip” (brano che meritatamente sta conquistando le classifiche).

“Melt” è un disco elegante, mai noioso pur se omogeneo. L’esordio sotto il nome Not For Radio di María Zardoya è un altro esempio di musica pop non priva di sostanza, un potenziale argine alla banalità di molte proposte che riempiono le classifiche attuali, oltre che alla minaccia incombente delle creazioni realizzate con l’uso dell’intelligenza artificiale.