Attivo da ormai diciotto anni circa, il duo di Brighton
Blood Red Shoes raggiunge quota sei dischi con quello che promette di essere il suo lavoro più cupo e misterioso. Le canzoni di "Ghosts On Tape" sono state infatti ispirate dall'ascolto da parte della band di
podcast su crimini realmente accaduti e particolarmente efferati, con una particolare predilezione per quelli commessi da assassini seriali - dei quali alcuni brani immaginano pensieri e parole.
Ammantando drammatici rintocchi di piano in una terrificante coltre di
feedback chitarristici in crescendo, l'
opener "Comply" è l'invito di Laura-Mary Carter (chitarra e voce) e Steven Ansell (batteria e voce) rivolto agli ascoltatori ad abbracciare il loro lato oscuro, che fa subito sfoggio del suo magnetismo nel brano successivo, l'ammiccante singolo radiofonico "Morbid Fascination". Con le chitarre che inseguono
riff orientaleggianti e un ritornello molto dinamico cantato dalla Carter, "Murder Me" è altrettanto
catchy e sbarazzina.
"Ghosts On Tape" non è dunque un disco di
murder ballads, territorio che viene lambito soltanto dalla sinistra "Begging", bensì, come era lecito attendersi da un power duo come i Blood Red Shoes, una collezione di canzoni dove l'oscurità viene catalizzata in energia e
riff tirati. Che diventano addirittura ripidi nei pezzi cantati da Ansell, come le toste "Give Up" e "I Am Not You", che fanno incontrare i chitarrismi crassi dei
Royal Blood con l'isteria contundente delle vecchie
Babes In Toyland.
Blues alla maniera dei
Black Keys, "I Lose Whatever I Own" è un'altra canzone decisamente valida e canticchiabile. Si concludono però con quest'ultima i momenti degni di nota di un disco che, pur migliorando gli esiti del debole "Get Tragic" di tre anni fa, ci mostra una band lontana dai fasti dei primi tre brucianti Lp.