Ritornano gli Amaranthe, alla seconda prova dopo l'ingresso di Nils Molin in formazione e alla prima per la celebre etichetta Nuclear Blast. La formula è la stessa che il gruppo propone dagli esordi, ma rispetto al precedente, controverso "Helix" c'è un deciso miglioramento nel fatto che il disco suoni "amaranthiano" senza saccheggiare intere linee melodiche di alcuni singoli pop di successo degli ultimi anni (con episodi in cui era evidente il fastidiosissimo plagio).
Un altro aspetto positivo è che la voce di Molin appare più in sintonia con il resto del gruppo, più spontanea, anche se rimane secondaria rispetto a Elyze Rod.
In generale, il gruppo sembra più ispirato: rispetto a "Maximalism" e a "Helix" il
riffing è relativamente più potente, il
songwriting sfodera idee melodiche senza scadere come negli ultimi anni, il triplo comparto vocale mostra maggiore affiatamento. C'è più spazio per il
growl di Wilhemsson, ma talvolta stona con le linee vocali melodiche.
Tra i brani più accattivanti, "Virus" e "Adrinaline", con i loro ritornelli trascinanti, e l'intrigante "Die And Wake up", con alcuni dei migliori interventi pop di Elyze Rod nel
full-length. Si fa notare positivamente anche la conclusiva "Do Or Die", con alcuni dei
riff più incisivi della scaletta (con salsa scandinava in stile Gothenburg), un ritornello irresistibile e un assolo emozionante da parte dell'ospite Jeff Loomis (ex-
Nevermore); nella versione del singolo di questa canzone è anche presente al microfono Angela Gossow (ex-Arch Enemy), ma senza spiccare come magnetismo canoro rispetto a Elyze Rod. A conti fatti, comunque, "Do Or Die" è un riuscito pezzo pop-metal senza troppe pretese. La canzone più banalotta è invece la ballata di pianoforte "Crystalline", seguita dai
riff pseudo-industrialoidi di "BOOM!1" in cui svetta solo il
growling mezzo rappato.
Tutto il disco, comunque, non mostra originalità stilistica, adagiandosi sulle coordinate collaudate da anni, senza alcun intento di sperimentare ma con l'unica volontà di risultare orecchiabile. In ogni caso, i momenti di stanca sono pochi e formalmente l'album è ben eseguito. Gli appassionati del gruppo e di queste sonorità gradiranno, ma gli altri ne saranno probabilmente annoiati.