Al terzo giro la
folksinger della Georgia sembra aver trovato il giusto equilibrio tra l’anima country e la mai sopita passione per un r&b delicato e sensuale. “Atlanta Millionaires Club” ha tutte le carte in regole per diventare il perfetto
Sunday-night-album, un disco che tiene insieme il fascino della
pedal steel, la sognante malinconia di certa musica soul, e la sensualità dell’hip hop. Lussuoso ma mai eccessivo, tenero senza essere sdolcinato: il terzo disco della musicista americana è ricco di canzoni d’amore dal sapore agrodolce.
Faye Webster mette a frutto le esperienze musicali giovanili che l’hanno vista dividersi tra composizioni
country-oriented e la partecipazione a un collettivo di artisti rap, a questo si aggiunge una scrittura più solida. Il languore di “Room Temperature” e “What Used To Be Mine” è inebriante al punto da poter colpire al cuore anche un duro rocker, mentre l’eleganza di “Hurts Me Too” e la vivacità di “Come To Atlanta” hanno tutta la magia del miglior
Burt Bacharach, grazie ad arrangiamenti che scivolano dal country al jazz, catturando l’essenza della grande musica pop americana.
Faye Webster non teme il confronto con il moderno r&b: prima duetta con Father nell’atipica “Flowers”, poi si cimenta con sofisticate ballate soul dal ricco parterre strumentale (“Kingston”), senza dimenticare di gettare nel mezzo un potenziale
evergreen (“Jonny”), un brano che grazie a uno straziante romanticismo, scava nel profondo delle viscere, lasciando un senso di disorientamento emotivo.
Chissà se la passione per la fotografia ha aiutato Faye Webster nel mettere a fuoco le canzoni di questo nuovo album, certo è che la perfetta cornice sonora di “Atlanta Millionaires Club” non è casuale, una giusta dose di colori e chiaroscuri mantiene la musica della cantautrice in equilibrio tra sogno e realtà, senza mai prendersi gioco dell’ascoltatore. Ed è anche in questa sincerità creativa che va ricercato il fascino di uno dei più graditi imprevisti di questo 2019.