La cantante, pianista, multistrumentista e compositrice latinense Annalisa De Feo lancia il personale progetto DOS Duo Onirico Sonoro nel 2010, a fianco del batterista Marco Libanori, rodandolo dal vivo di data in data, fino a debuttare con l'omonimo "DOS Duo Onirico Sonoro".
Stilisticamente il duo apre le gabbie di una forma-canzone già in sé sofisticata per farne uscire innesti e prestiti linguistici, canto a
grammelot e ritmi contorti, per dotarla di un'aura colta di
performance-art.
Le loro ambizioni cominciano proprio con una "Ouverture" di bisbigli e rifrazioni elettroniche. Anche se non dimostrano appieno le loro capacità, brani come "Un Ta Vaish", frammentata fusione tra una romanza sibillina di Satie e vocalizzi mediorientali, che peraltro sfocia in una progressione per sole oscillazioni, "Odrja", languore mediterraneo subito arroventato da un tema vorticante di kazoo, e "Green Space", la più vertiginosa, doppiata poi dal synth in una marcia macabra, sono i loro scintillanti biglietti da visita.
I momenti ideali si hanno quando il duo esplora la fantasia, come nel bubbolio elettronico di "Soviet", un'altra prova di bravura stavolta alle tastiere elettroniche, che divaga in sentori cosmici e ballabili fiancheggiata da una maratona di percussioni attutite, a sfumare in una cavatina slava che s'innalza a ballata tragica, oppure in "Mi piaci quando taci", in forma di tango ma tallonata dalle percussioni via via più nevrotiche.
A parte lo
scat operistico di "E ancora", il ritratto canoro più accattivante è "Ghingo", stavolta in tempo di samba, svariante da miagolii in stile piano-bar a vocalizzi mandati a cateratta, contendendo il ritmo alla stessa batteria. Ma a rubare la scena è forse il suo ameno castello di gemiti in
loop e contrappunti hawaiani di "New Effect", mentre la batteria la sospinge con la sua orologeria poliritmica.
Un disco di nevrosi innalzata a poesia e ricercata arte di mimesi, che alza la posta rispetto a
Petrina. Diversi passaggi godibili, ariosi: solo in uno, però, la drammaturgia si tramuta in caos, una "Bianco & nero" che è una tortura in forma di sonata elettronica (un duetto serpeggiante tra pianoforte e fischio). Opera salda da parte di De Feo (oltre a piano, synth e kazoo, anche un harmonium indiano), già
enfant prodige al piano, titolare di numerosi progetti teatrali e animatrice culturale, ma anche di un Libanori non meno "totale", con il suo corredo di percussioni e percussioncine, giocattoli ed effetti sonori. Dal vivo anche un
live painting con Claudio Bellino. Video: "E ancora".