The Oral Cigarettes - Fixion

2016 (A-Sketch)
pop-rock
Dopo un 2015 caratterizzato da una piattezza più o meno generale su tutti i fronti, per la musica giapponese l'anno in corso è invece testimone di una rifioritura clamorosa, che già in soli tre mesi è stata capace, tra nuove proposte e solide conferme, di riportare il pop-rock dell'arcipelago a livelli qualitativi medi di assoluta eccellenza, quali non si apprezzavano da un bel po' di anni. Sarà anche frutto di una coincidenza (in realtà alquanto relativa, visti i ritmi di lavoro dell'industria discografica nipponica), lo stacco resta comunque nettissimo: che si tratti dell'avvio di una tendenza generalizzata (e finalmente non ristretta ai circuiti degli appassionati) sarà naturalmente il tempo a stabilirlo, di certo i protagonisti di questa bella stagione musicale stanno facendo di tutto per far dimenticare la tanta mediocrità (con le dovute eccezioni) di cui gli ultimi anni purtroppo sono stati pieni zeppi. Gli Oral Cigarettes da Nara rientrano a pieno titolo nella categoria.
Già band di discreta fama prima della pubblicazione di questo “Fixion”, forte di una personalità che in un panorama pieno zeppo di band chitarristiche fresche e agguerritissime (forse uno dei pochi Paesi al mondo in cui il rock riesce ancora ad essere veramente giovane), il quartetto si presenta alla soglia del suo secondo album pienamente consapevole delle proprie potenzialità, mettendo in risalto tutti gli elementi chiave di un sound semplicemente contagioso. Il pacchetto con cui si presenta al pubblico non è di quelli che scivolano addosso.

Tirato in tutti i suoi quaranta minuti di durata, senza alcun momento di cedimento o tappabuchi d'ordinanza, l'album procede a tavoletta, senza il benché minimo risparmio di energie, per un disco che si muove con notevole compattezza tra umori funk, ritmiche math e grinta pop-punk, senza perdere un centesimo della propria forza comunicativa o risultare un pastrocchio senza capo né coda. D'altronde, non è di certo una novità, anche soltanto negli ultimi anni, che accanto ad una notevole perizia tecnica vi sia un'analoga cura nella scrittura, abile nel muoversi sul crinale che unisce complessità di tratto e leggerezza d'ascolto, piena zeppa di incisi memorabili e ben poco disposta ad avvalersi di passaggi melodici di convenienza.
Sono tutte caratteristiche, di cui “Fixion” è ampiamente provvisto, che segnano uno dei momenti da fissare dell'attuale stagione pop-rock. Il doppio comparto chitarristico (con la lead guitar a muoversi elegante e sinuosa con estrema riconoscibilità di tratto, anche quando in “Manner Mode” simula tutta effettata certe nuance gotiche proprie dei Kuroyume anni 90), la voce di Akira Murakami, tanto potente quando dotata della giusta sottigliezza espressiva nei momenti meno enfatici, le interessanti linee di basso a cura dello stesso Murakami, agilissime nel modellarsi a seconda delle necessità del brano: c'è tanto di cui discutere già sotto il profilo prettamente strumentale, di suo assoluto protagonista del disco, che per trovate e complessità di soluzioni (la rincorsa a perdifiato di “Stay One”, con la chitarra a muoversi di contrappunto; i siparietti progressivi, dal sapore funk, di “Kantan Na Koto”) si piazza su un binario tutto suo. Quando poi entrano di mezzo anche le canzoni, sono tanti gli episodi da portarsi appresso.

Forse un pizzico di diversificazione in più avrebbe reso il disco quel capolavoro che avrebbe potuto essere a tutti gli effetti, ma anche senza una grossa presenza di momenti di maggiore distensione, il tasso adrenalinico dei dieci brani è tale da interessare dall'inizio alla fine, e perché no, di presentarsi al meglio nella seconda metà dell'album. “A-E-U-I” dalla sua, con il doppio refrain e un comparto ritmico al fulmicotone, si ritaglia una posizione privilegiata nella raccolta senza grosse difficoltà, diventando il momento da sing-along per eccellenza.  “Amy” poi, con le coloriture emotive conferite al cantato, e una struttura a climax gestita al meglio, non ha di che temere quanto a immediatezza di trasporto. Ovunque si guardi insomma, qualcosa di rilevante lo si trova: anche la doppietta power-punk d'avvio, graziata da contributi di basso e chitarra che band come D'espairsRay e Alice Nine non avrebbero minimamente disdegnato, vibra di un'energia che i quattro sanno dominare e incanalare in canzoni strutturate di tutto punto.
Se sapranno operare nello stesso modo con una palette più variegata nei tempi, non vi è dubbio che se ne sentiranno di ancora più belle.

Tracklist

  1. Kizuke No Baby
  2. Kyoran Hey Kids!!
  3. Mirror
  4. Stay One
  5. Amy
  6. Manner Mode
  7. Torisugi Ta Kisetsu No Sora De
  8. Kantan Na Koto
  9. A-E-U-I
  10. Everything






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