Al nome Tomaga risponde una costola dei londinesi Oscillation, creatura principale di Demian Castellanos intenta a dar vita ad autentici
trip videosonori. Questo
side-project nasce invece dalla volontà dei due scudieri del boss, Valentina Magaletti e Tom Relleen, di sviluppare per conto proprio la passione condivisa per la sperimentazione espressionista, declinata rispettivamente nel mai nascosto amore per il kraut-rock e in un radicato passato industrial.
Ecco dunque sviscerate le componenti dell'esperienza Tomaga, che dopo una cassetta di puro rumorismo sarcastico-esoterico (“Sleepy Jazz For Tired Cats”) arriva in questo primo “Future Groteska” a definire nel dettaglio il proprio
range sonoro. Trattasi comunque di un'evoluzione sulla base di quanto già espresso in precedenza: dunque batteria tesa e nevrotica nella tradizione del miglior
Liebezeit, e basso e chitarra squartati senza pietà.
Stiamo in una sorta di terra di mezzo fra il recente tentativo solista di Peder Mannerfelt, il calligrafico revival firmato Automat e il delizioso scrigno analogico-cameristico dei Driftmachine: richiami del primo sono palesi nella mitragliatrice glitch-esoterica di “Malintesi”, al secondo si associa il mantra austero e minimale di “Alphabet Of Night” e agli ultimi fanno eco il carillon malsano della
title track e la palpitante chiusura di “Days Like They Were Before”.
Il risultato è convincente, per quanto all'insegna di un
sound datato, negli episodi citati poco fa e nella cavalcata tagliente di “Mountain Opener”, ovvero laddove l'evoluzione si concretizza sul pratico. Decisamente meno interessanti sono invece la velleitaria apocalisse di “Taste The Indifference” e lo show per chitarra distorta di “Long Term Green”, possibili ripescaggi dalle primissime
session che denotano la necessità di una completa maturazione sonora.