Nonostante la freschezza della proposta e l'attualità di una musica fortemente immersa nello scenario elettronico attuale, Jeff Mcllwain
aka Lusine è attivo da tredici anni. Infatti, "L'usine", esordio fortemente influenzato dall'ondata Idm, vede la luce nel 1999 e lascia in calce suggestioni di notevole spessore. Con dieci album, svariati Ep e molti
remix, il nostro ha saputo mantenere alto il suo stile colorato e pieno d'ispirazione, mostrando gusto e sagacia compositiva.
"The Waiting Room" è il decimo album e viene dopo la sbornia electro-pop di "
A Certain Distance". Il disco uscito nel 2009 mostrava un animo pop asciutto, centrato, ispirato, contenente piccoli capolavori come "Two Dots" e "Twilight". Nonostante la formula non sia cambiata in maniera evidente, il tono delle nuove canzoni è più monolitico, sostenuto da ritmi più profondi, non tanto in termini di velocità, quanto di potenza sonora.
Siamo di fronte a un disco di
house-pop negli episodi cantati, mentre negli strumentali viene fuori un'attitudine più diluita, distesa e sviluppata. Infatti, le durate non vanno mai sotto i quattro minuti e sforano spesso i cinque (punta massima l'assalto
tech-house della finale "February").
Se "Lucky" splende come singolo di lancio (impossibile non notare la perizia nei ritmi e il canto di Vilja Larjosto) pezzi come "On Telegraph" impressionano per la densità sonora, mostrando i muscoli senza mai sforare il limite della ricercatezza.
C'è mestiere e talento, c'è una sviluppata capacità di fare le canzoni con la materia elettronica e si raggiungono vette importanti - anche dal punto di vista delle suggestioni - con la leggerissima "Without A Plan", che si piazza al confine tra i motivi armonici dei furono
Postal Service e un immaginario elettronico quasi
j-pop.
Ma è la visione complessiva del disco che mette in luce le capacità di Mcllwain, maturate in un approccio sempre personale e mai ottuso, un produttore a volte distante dalle luci dell'hype, ma in grado di costruire un percorso e un tratto distintivo che lo rende - nonostante la produzione più che prolifica - ancora in grado di regalare album di grande pregio, come questo "The Waiting Room".