Una cosa va concessa, a
Dent May: appena ha fiutato che l'ukulele non era più
cool, se l'è buttato dietro le spalle con nonchalance, come se non fosse stato lui a pubblicare un disco in compagnia di questo strumento da lui definito "magnifico". Effettivamente, dopo che anche
Eddie Vedder aveva ceduto al fascino delle Hawaii, la cosa era diventata decisamente inflazionata.
Eppure Dent May era decisamente più simpatico in quella veste di secchione balneare, che in questa di re della indie-disco (si vedano i
Bee Gees di "Best Friend"), rigorosamente registrata nella sua camera da letto e interamente eseguita da lui stesso.
La disperata necessità di reinventarsi spinge Dent a confondere il più possibile le carte, mischiando disco e psych-rumorini alla
MGMT in "Fun", vaghe tentazioni ambient e dream in "Find It", cercando ma senza darlo a vedere la hit
eighties in "Parents".
Il tutto suona stucchevole e mai a fuoco, un cocktail annacquato per festicciole hipster annoiate.