Il terzetto newyorkese dei FORMA debutto con il disco omonimo per sondare le possibilità di trasformazione di timbri nell’ambito d’improvvisazione vintage basata su synth e cicli minimalisti, nel solco dei Emeralds.
C’è qualche fascinazione in “FORMA 237A”, e nei turbini Terry Riley-iani di “FORMA 211” e “FORMA 197”, mentre la seconda facciata aggiunge la batteria e si avvicina alle colonne sonore dei film dell’orrore anni 80 con “FORMA 199” e “FORMA 237B”.
La troppa artificialità delle piece sfuma il confine con una semplice masturbazione su timbri elettronici. Ha più a che fare con la musica electro-dance che con la musica colta, ma quel che è peggio è che suona come un ibrido confuso e stralunato delle due, come se il minimalismo fosse stato ridotto a bonsai. L’invenzione fluente di alcuni pattern (intessuti con un arsenale di sintetizzatori: Roland, Yamaha, Moog, fino al Farfisa Compact Combo) è notevole, e la batteria elettronica - seppur irrilevante - serve almeno a rendere meno tedioso il tutto.