Club Dogo

30-03-2026
Dopo l’esperienza di Sacre Scuole, vale a dire il trio formato da Gué Pequeno, Jake La Furia e Dargen D’Amico autori del breve ma cult “3 Mc’s al cubo” (1999), il terzo abbandona per avviarsi a una fantasiosa carriera solista. Aggiunto Don Joe, nascono i Club Dogo, che prendono il nome dalla razza di cani da caccia argentini. Se Jake La Furia e Guè Pequeno avevano già dimostrato ottime potenzialità, con l’esordio “Mi Fist” (2003) raggiungono un’efficace dinamismo che trasforma la scaletta in un susseguirsi di invenzioni sul tema dell’hardcore-hip-hop, trasformato in un linguaggio spregiudicato e moderno, che non disprezza riferimenti gangsta, anche grazie alle produzioni fantasiose e funky di Don Joe. Più che un biglietto da visita, è una dichiarazione di guerra: arrivano per conquistare tutto, e hanno le armi per riuscire nella missione.
La conferma arriva con “Penna capitale” (2006), dove Club Dogo diventa un suono riconoscibile destinato a fare numerosi proseliti. È un’immersione nella disperazione urbana, l’ideale mutazione dei primi Sangue Misto che si presta al kitsch più tamarro, come in “Don't Test”. I tempi sono maturi per passare alla distribuzione delle major Virgin/EMI con “Vile denaro” (2007, titolo ironico), che si avvicina ad un suono radiofonico, aumentando l'importanza dei ritornelli. Seguono “Dogocrazia” (2009), “Che bello essere noi” (2010) e “Noi siamo il club” (2012). “Non siamo più quelli di Mi Fist” (2014) è onesto sin dal titolo, una raccolta di pop-rap che chiude temporaneamente la discografia della formazione. Dal 2003 al 2011 i Club Dogo guidano la Dogo Gang, collettivo fondamentale per la rinascita del nostro hip-hop a inizio millennio. Nel 2023 annunciano il ritorno, così "Club Dogo" (2024) diventa uno degli album più chiacchierati e attesi di inizio anno.
(Antonio Silvestri)