Rosa Balistreri (1927-1990) è stata una delle più grandi interpreti della musica popolare siciliana e una figura emblematica nella storia culturale dell'Italia del dopoguerra, ponendosi in posizione mediana fra portatrice originale ed esecutrice di revival riproponendo infatti nei suoi spettacoli un vasto bagaglio di canti appreso durante l’infanzia, ma anche interpretando canzoni popolari di varia provenienza.
Dotata di una originalissima voce, dal timbro forte e molto scuro, ricca di ornamenti, vibrati e melismi e soprattutto di una carica umana non comune, ha saputo fornire interpretazioni di intensa drammaticità e di livello qualitativo notevole, interpretando con grande passione il ricco patrimonio dei canti tradizionali siciliani.
La sua opera non è solo un omaggio alla tradizione musicale siciliana, ma un inno alla dignità umana e alla capacità di resistere alle avversità. La sua voce è ancora oggi un simbolo di ribellione e speranza, un richiamo a non dimenticare le storie e le lotte di chi ha vissuto ai margini della storia.
Nata a Licata, in provincia di Agrigento, Rosa Balistreri crebbe in una realtà segnata dalla povertà e da condizioni sociali difficili. Le sue esperienze di vita, caratterizzate da difficoltà personali e lotte contro le disuguaglianze, si riflettono profondamente nella sua musica, che incarna il dolore, la speranza e la resilienza del popolo siciliano.
Fin da giovane, Rosa fu costretta a confrontarsi con la dura realtà della sua condizione familiare, segnata da violenza domestica e difficoltà economiche. Queste esperienze forgiarono il suo carattere forte e indipendente, spingendola a trovare nella musica una via di fuga e un potente strumento di espressione. Iniziò a cantare le canzoni della tradizione orale siciliana, raccolte nei mercati e tra le strade del paese, sviluppando un repertorio ricco di canti popolari, lamenti e filastrocche che raccontavano le storie di sofferenza e rivalsa del popolo siciliano.
Negli
anni 60, Rosa Balistreri si trasferì a Palermo, dove entrò in contatto con intellettuali e artisti del calibro di Ignazio Buttitta, uno dei più importanti poeti dialettali siciliani. La collaborazione con Buttitta fu fondamentale: egli la incoraggiò a cantare e registrare le antiche melodie popolari siciliane, spesso dimenticate o ignorate dal grande pubblico. Il suo talento fu notato anche da Dario Fo, con il quale collaborò in spettacoli teatrali, dove la sua voce vibrante divenne il veicolo per le storie di oppressione e ribellione.
Iniziò la sua attività nell’ambito del Nuovo canzoniere italiano, prendendo parte nel 1966 allo spettacolo "Ci ragiono e canto" e da allora ha svolto un’intensa attività concertistica sia in circuiti tradizionali teatrali (Manzoni a Milano, Carignano a Torino, Metastasio a Prato) sia nei festival dell’Unità e simili. Da ricordare anche la sua partecipazione alla contestata edizione di "Canzonissima" 1974 nonché a "Ci ragiono e canto n. 2".
La sua carriera raggiunse l'apice negli
anni 70, quando si esibì in concerti non solo in Sicilia ma anche nel resto d'Italia e all'estero, portando le sue canzoni e la cultura siciliana a un pubblico internazionale. Tuttavia, nonostante il successo artistico, Rosa rimase sempre una donna semplice e legata alle sue radici, dedicando la sua vita a rappresentare la voce degli emarginati.
La musica di Rosa Balistreri era caratterizzata da arrangiamenti semplici, spesso limitati alla chitarra acustica che lei stessa suonava, ma con un impatto potente grazie alla sua voce ruvida e passionale. Il suo modo di cantare era intriso di una teatralità naturale: ogni brano era una storia raccontata con un'intensità tale da coinvolgere profondamente l'ascoltatore.
Tra i brani più celebri, oltre a "Terra ca nun senti" e "Mi votu e mi rivotu", spiccano "Cu ti lu dissi", una canzone struggente che racconta il tormento d’amore con una melodia intensa e profondamente evocativa, e "Buttana di to' ma'", un brano di protesta con toni aspri e diretti che evidenzia la natura ribelle e coraggiosa di Rosa nel trattare temi scomodi e tabù. Un altro brano significativo è "La Siminzina", un canto tradizionale che richiama il ciclo della semina e del raccolto, simbolo della vita contadina e delle sue difficoltà.
Tra i canti di denuncia sociale, si può citare "Lamentu pi la morti di Turiddu Carnivali", un pezzo dedicato alla figura di un sindacalista siciliano assassinato, simbolo della lotta contro le ingiustizie sociali. In questa canzone, Rosa fonde la sua capacità interpretativa con un messaggio forte e chiaro: la musica come strumento di memoria e giustizia sociale.
La discografia di Rosa Balistreri, sebbene non vastissima, è un tesoro di registrazioni che catturano il suono crudo e autentico delle sue esibizioni. Tra gli album più noti ci sono "Un canto e una voce" e "La voce della Sicilia", che raccolgono molte delle sue esecuzioni più iconiche. I concerti dal vivo erano occasioni uniche per ascoltarla: Rosa portava sul palco l'anima della Sicilia, coinvolgendo il pubblico con canti improvvisati e storie della sua terra.
Rosa Balistreri morì a 63 anni, a Palermo, nel 1990, presso l'ospedale Villa Sofia, in seguito a un ictus cerebrale sopraggiunto durante una tournée in Calabria.
E' sepolta nel cimitero di Trespiano (Firenze).
Ha lasciato un'eredità che continua a ispirare nuove generazioni di musicisti e cantanti. La sua opera non è solo un omaggio alla tradizione musicale siciliana, ma un inno alla dignità umana e alla capacità di resistere alle avversità. La sua voce è ancora oggi un simbolo di ribellione e speranza, un richiamo a non dimenticare le storie e le lotte di chi ha vissuto ai margini della storia.
Nella seconda metà degli
anni 90 Licata, la sua città, ha voluto renderle omaggio pubblicando con l’associazione culturale Cielo Zero una serie di cd sulle sue attività ("Un matrimonio infelice", "Rari e inediti").
Nel 2004 l'etichetta Lucky Planet ha ristampato 2 cd antologici contenenti 35 brani incisi nella collana Cetra Folk negli anni 70: "Collection" e "Collection 2".