Massimo Silverio

22-10-2025

Il musicista friulano Massimo Silverio è attivo dal 2020, ma il suo nome si è fatto davvero notare con il suo primo Lp “Hrudja” (2023), lavoro sorprendente, cantato in dialetto e caratterizzato da un songwriting elettronico innovativo e moderno. E' da poco stato pubblicato il suo nuovo Lp "Surtùm". Ne parliamo direttamente con lui.

surtum__massimo_silverio__riccardocarpa_3310Il tuo ultimo album "Hrudja" del 2023 è stato molto apprezzato da 
pubblico e critica e credo sinceramente che diventerà un punto di riferimento per una nuova generazione di musicisti del nostro paese. Adesso hai pubblicato "Surtùm", nuovo Lp in carnico. C’è qualcosa di diverso nelle tue intenzioni rispetto a “Hrudja”?
"Hrudja" era un punto di arrivo dopo anni di fatica e ricerca di una dimensione dove la mia musica potesse trovare un minimo ascolto. In un certo senso, mi piace simpaticamente definirlo una "raccolta" di canzoni della mia vita. Sotto uno sguardo più serio, invece, mi accorgo che fu semplicemente il punto d'arrivo di un grande sentimento ardente, di un suono che stava maturando e facendosi denso durante una intensa serie di avventure (in tutti i sensi) dal vivo culminate nell'incontro con le giuste persone e contingenze. È anche un disco nato con la speranza di allontanare l'affanno, la fatica di anni passati lontano da tutto, pur cercando con estrema dedizione di suonare il più possibile o di arrivare a un pubblico amico. "Surtùm", invece, è arrivato in un uno dei momenti più emotivamente intensi della mia vita, nel bel mezzo di enormi cambiamenti nella mia vicenda personale. La sua caratteristica è proprio quella di essere "arrivato", al di là della solita urgenza e bisogno che a quanto pare quasi tutti i musicisti hanno. Credo comunque che, alla radice, le mie intenzioni nella scrittura non siano mai veramente cambiate, ma con questa esperienza si sono affinate, focalizzate più nello specifico in una ricerca che porto avanti da quando ho iniziato a scrivere: cercare e sperare di tendere verso una verità nel suono, nella parola e soprattutto nel canto.

E’ probabile che ancora molti appassionati di musica non ti conoscano.
Puoi spiegare loro cosa rappresenta per te il carnico e perché hai fatto questa scelta?
Il carnico, o friulano, non è semplicemente un dialetto ma una lingua minoritaria. Parlo questa lingua da quando sono nato, è sempre stata presente nel mio quotidiano e continua a esserlo tuttora. In questo periodo della mia vita, ogni volta che ho provato a scrivere dei testi in altre lingue, come l'italiano o l'inglese, mi sono sempre trovato costretto a dover tradurre un sentire. In "Hrudja" ci sono stati tre episodi dove me la sono sentita di cantare in inglese, anche perché, nonostante ritengo sia decisamente troppo presente nella musica, ci sono molto affezionato e tante delle canzoni che mi hanno formato e fatto sognare sono cantate in questa lingua. Sono nato, cresciuto e ora vivo in Carnia, la mia immaginazione e visione si sono plasmate in questi boschi, fiumi e montagne. Credo che la lingua porti traccia di tutti questi luoghi reali e scegliere di cantare in questo idioma, per me, significava decidere per la spontaneità. Essere me stesso senza troppi processi e artifici in mezzo.

In un'intervista hai detto che "Surtùm" è un viaggio di pace e grazia,
puoi spiegarci meglio?
Credo sia una frase riportata dall'intervistatore e presente nella press room di "Surtùm", è stata scritta dai miei collaboratori. Per me lavorare a "Surtùm" non è stato un viaggio di pace e grazia. Era però la meta verso la quale mi sentivo orientato in fase di scrittura: queste canzoni sono delle preghiere che vorrebbero portare all'attenzione di chi ascolta molte cose. Sento di aver raggiunto una sorta di grazia e pace solo dopo questo disco e sono molto felice se chi lavora con me o scrive di questa musica riesce a vedere la luce verso la quale tende un album che è fondamentalmente così scuro.

Ho ascoltato il tuo disco e ho avuto l’impressione che tanto di “Hrudja” sia rimasto ma che tu abbia cercato di spingere ancora oltre, anche nella durata delle canzoni. Ad esempio, credo che “Sorgjàl” (dieci minuti) sia il tuo brano più lungo di sempre.
Sì, è vero. "Surtùm" si è imposto dentro di me mentre ancora ci trovavamo in tour a presentare "Hrudja". Anche in Nicolas e Manuel si è imposta questa presenza. Si era come creata una grossa energia sospesa, che a ogni concerto andava via via sempre più gonfiandosi. Il nostro percorso insieme era maturato dalle esperienze condivise e c'era molto che in "Hrudja" in un qualche modo era stato riposto o mantenuto in serbo. Le nostre vite personali si stavano stravolgendo, l'impegno e la dedizione di tutti verso questa musica ci stava richiedendo ancora uno sforzo. C'era da dire qualcosa in maniera affermativa. Se con "Hrudja", durante la fase di produzione, ci siamo qua e là trattenuti nell'esplorare la durata delle canzoni per "paura" di caricare ulteriormente l'ascoltatore, tra lingua e immaginario, con "Surtùm" ci siamo lasciati andare. Personalmente ho sempre amato le canzoni che si prendono il loro tempo nello  sviluppo e trovo tristi i canoni odierni di una durata "accettabile" per radio e sostegni vari. E detesto la paura o i compromessi che riescono a generare.
Pubblicare come primo singolo "Sorgjâl", che dura dieci minuti, è stata una presa di posizione e la riconquista di una libertà.

In questo disco ci sono tante collaborazioni, puoi parlarcene? 
C'era un sentire tragico da far sbocciare, uno spazio da creare per il pianto. Ed ecco perché il violino di Benedetta Fabbri e il violoncello di Flavia Massimo sono stati fondanti. C'era bisogno di una coralità di legno che si unisse alla voce. La tuba e il corno francese di Mirko Cisilino si stendono come sentiero parallelo, suonano come richiami nel vento che soffia tra le montagne, e il corno Martin Mayes dà infine voce alla montagna che volevamo ascoltare ed evocare con tutta questa produzione. Durante tutta l'esperienza dal vivo nel tour di "Hrudja", io Nicolas e Manuel avevamo maturato un suono che in qualche modo aspettava di essere colorato e completato in questo "Surtùm".

Nell'arco degli anni mi sembra che il tuo registro vocale si sia ampliato sempre di più. “Surtùm” rappresenta per te un ulteriore passo in avanti?
Ho sempre approcciato la mia voce con spontaneità e lei si è sempre manifestata seguendo i miei stati d'animo. Dopo anni di sforzi e fatica, ciò che mi ha regalato "Hrudja" in termini di ritorno e crescita personale è davvero impagabile. Ora, arrivato a "Surtùm", è come se mi sentissi accolto in una condizione quantomeno favorevole e la mia voce sicuramente si sente più sicura, appoggiata, forte. Non dico che il mio canto sia condizionato dalla quantità di pubblico, o dagli apprezzamenti ricevuti, assolutamente no, ma piuttosto che la mia voce riesce ad abitare meglio le sue cavità quando ha qualcosa da comunicare per qualcuno. Altrimenti canterei solo per consolare me.

Hai detto che “bisogna lanciare messaggi di fratellanza, delle preghiere che vadano oltre qualsiasi credo e religione, se non quelli di una comune fratellanza e dell'amore per la natura”. I tempi bui che stiamo vivendo e i mostruosi eventi di Gaza stanno influenzando la tua scrittura?
Certamente, come potrebbero non influenzarla? La mettono in dubbio, anche. Fortemente. Mi chiedo costantemente che senso abbia continuare tutto questo spreco di spazio, tempo e parole, quando c'è così tanta sofferenza. Vera  sofferenza. Sento solo essere il momento di pregare, pregare intensamente anche se si è lontani dalla religione o se ne possiede una nella propria autogenerata e congeniale misura. Se tutto va in pezzi, cerchiamo quantomeno di comunicare la fratellanza, l'empatia e l'introspezione. Mai l'odio. E cerchiamo sempre di avere il più grande rispetto per la natura che ci circonda.

Puoi dirci alcune delle date del tuo prossimo tour? Spero di vederti a breve dal vivo.
Certo, ripartiremo il 6 novembre 2025 da Milano all'Arci Bellezza poi seguiranno:

  • 7 novembre 2025 - Bologna, Baumhaus
  • 15 novembre 2025 - Taranto, Mercato Nuovo
  • 16 novembre 2025 - Napoli, Auditorium Novecento
  • 13 dicembre 2025 - Bra (Cn), Artico Club
  • 10 gennaio 2026 - Trieste, Teatro Miela
  • 17 gennaio 2026 - Montecosaro (Mc), MountEcho
  • 22 gennaio 2026 - Roma, Monk
  • 23 gennaio 2026 - Torino, Magazzino sul Po
  • 29 gennaio 2026 - Palermo, I Candelai
  • 30 gennaio 2026 - Catania, Zo


(foto di Riccardo Capra)

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