Lungi dall’essere un inno alla droga, Gadro é semmai un rendere omaggio alle grandissime star che hanno stregato il mondo intero attraverso il loro innato talento musicale: Elvis Prestley, Withney Houston, George Micheal, Micheal Jackson, Kurt Cobain, John Coltrane, Peter Steele, Jim Morrison, Jimmy Hendrix e molti altri. Grandissimi artisti, molto diversi ma con una cosa in comune: tutti hanno dovuto fare i conti con il peso della notorietà e l’ansia che ne comporta.
I cibo in versione blackmetal allora - tutti vestiti di nero, nell’ambito di un primitivo funerale collettivo in cui si evocano gli spiriti dei musicisti in questione- ci suggeriscono che esistono alcuni esseri umani in grado di arrivare a un livello di musicalità che va ben oltre i confini dell’umana comprensione ma che non esiste ancora nel comportamento umano uno spazio indipendente di autoconservazione a seguito dell’arrivo di un grande successo.
Il modo in cui la band torinese tenta di dipingere tutto ciò è come sempre ironico e demenziale, ma solo in superficie; i temi affrontati all’interno di questo brano e all’interno del loro ultimo disco“Capolavoro“(INRI) riguardano infatti l’azione incessante del riflettere a occhi aperti sulle proprie pulsioni e allo sbrocco totale a cui siamo quotidianamente sottoposti all’interno del nostro minuscolo (significante?)segmento di vita: l‘istinto è contro ragione e la vita si oppone alla morte.
Si dice spesso che “la musica é vita“. I Cibo tentano di andare oltre a ciò e invitano l‘ascoltatore a tornare sul piano del realismo, per non dimenticare che la musica comporta soprattutto un enorme dispendio in termini di energie, emozioni e sacrifici, per ricordare che alla fine c’é sempre un conto da pagare.