In una intervista a Nme, Frías ha sveltato che, quando gli fu proposto di occuparsi del progetto, la band desiderava distaccarsi dall’approccio già sperimentato con fan e interviste: “Avevano già detto tutto sul ritorno dopo la pandemia e sulla perdita di Fletcher. Volevano che il film fosse più concentrato sullo show e sul messaggio dell’album. Così ho immaginato un racconto che fosse una celebrazione del concetto di ‘Memento Mori’: ricordati che devi morire. Non in senso cupo o provocatorio, ma come parte naturale della vita”.
Il regista messicano ha intrecciato al concerto materiali d’archivio, riprese su supporti tecnologici obsoleti e contributi di scrittori, poeti e antropologi, per riflettere sul rapporto del Messico con la morte senza cadere nei cliché della cultura pop: “Non volevo offrire una visione ridotta e stereotipata del Día de los Muertos - ha raccontato a Nme - È un tema molto più complesso, con radici pre-ispaniche difficili da comprendere persino per noi messicani. Ho preferito affiancare al concerto un mosaico di voci e immagini che lo arricchissero senza risultare troppo didascaliche”.
La parte più sorprendente del film è forse il ritratto del legame tra il pubblico messicano e la band. Frías osserva come i Depeche Mode abbiano saputo attraversare trasversalmente la società del Paese: “Si vedono i ragazzi dark degli anni 80 rimasti fedeli a quel look, i giovani underground che girano in cappotto di pelle sotto il sole, ma anche le famiglie borghesi che ballano ‘Enjoy The Silence’ a ogni festa. In Messico sono una vera religione, ascoltati e amati da generazioni diversissime. È un fenomeno che non ho trovato in altri paesi: qui il pubblico vibra all’unisono, c’è un’energia collettiva elettrizzante che altrove non esiste”.
Sul piano visivo, Frías ha voluto soprattutto concentrarsi sulla fisicità di Gahan e Gore: “Dave è in costante movimento, gira vorticosamente per il palco, mentre Martin incarna in modo più raccolto le sue composizioni - ha spiegato a Nme - Non ho sentito alcuna pressione, solo la libertà di giocare con le inquadrature. L’unica difficoltà è stata scegliere cosa lasciare fuori: non tutte le canzoni potevano trovare posto, ma ci sarà anche un montaggio integrale dello show”.
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"Memento Mori", quindicesimo album in studio dei Depeche Mode, è stato pubblicato il 24 marzo 2023. Parlando del disco, Martin Gore ha commentato: "Abbiamo iniziato a lavorare a questo progetto all'inizio della pandemia e i suoi temi sono stati ispirati direttamente da quel periodo. Dopo la scomparsa di Fletch, abbiamo deciso di continuare perché siamo sicuri che questo è ciò che avrebbe voluto, e questo ha davvero dato al progetto un ulteriore livello di significato". E Dave Gahan ha aggiunto: "Fletch avrebbe amato questo album. Non vediamo l'ora di condividerlo presto con voi, e non vediamo l'ora di presentarlo dal vivo durante gli spettacoli del prossimo anno".
I fan che sperano nell’arrivo di nuova musica da parte dei Depeche Mode dovranno però pazientare perché, come ha detto Dave Gahan in un’intervista a Nme, i due superstiti non hanno fretta di dare un seguito a “Memento Mori”, il primo lavoro realizzato dopo la morte di Andy "Fletch" Fletcher, scomparso nel maggio 2022. "Io e Martin abbiamo parlato", ha confermato Gahan, riferendosi al compagno di band e autore Martin Gore. "Ci siamo visti di recente ed è stato davvero bello. Abbiamo trascorso un po' di tempo in Italia, dove Anton Cobijn e sua moglie stavano rinnovando i loro voti nuziali in un posto molto bello appena fuori Roma. Abbiamo trascorso un periodo davvero piacevole, senza alcuna pressione di lavoro o di spettacolo". Ovviamente nell’incontro i due non hanno potuto evitare del tutto di parlare di lavoro. "Ho chiesto a Martin se avesse scritto e lui mi ha risposto: "No!"", ha ricordato il cantante. "È normale, soprattutto quando si lavora intensamente per un paio d'anni. Ci vuole un po' di tempo. Aspettate e vedrete. Non escluderei che prima o poi ci mettiamo insieme, ma al momento non è in programma".