Si chiude a favore di
Ditonellapiaga il surreale contenzioso sul nome del suo ultimo disco: il Tribunale di Roma ha respinto il ricorso di Patrizia Mirigliani, organizzatrice del concorso di bellezza, contro l’uso del titolo "
Miss Italia", confermando che l’album può mantenere la sua denominazione originale.
L’organizzazione dello storico concorso si era opposta sollevando dubbi sul contenuto del brano omonimo, ritenuto potenzialmente lesivo della dignità delle partecipanti. Il caso era arrivato in aula con un’udienza lo scorso 8 aprile; la decisione ora chiarisce la legittimità dell’utilizzo del titolo.
L’artista romana, all’anagrafe Margherita Carducci, insieme alla società BMG, è stata assistita dagli avvocati Domenico Capra e Donato Brienza. A commento della sentenza, Ditonellapiaga rivendica il valore della libertà espressiva: "È importante che venga tutelata la possibilità di esprimersi artisticamente, quando non si lede la dignità altrui. In "Miss Italia" ho condensato un immaginario personale fatto di fragilità, senso di inadeguatezza e accettazione dell’imperfezione. Sono contenta che questo significato sia stato compreso".
Per Ditonellapiaga “
Miss Italia” non è solo il titolo della reginetta, è innanzitutto un cliché, quello “della vincente, della donna perfetta, di chi non sbaglia mai e incarna un’idea assoluta di successo”, come ha raccontato nelle interviste. Una figura progressivamente riportata nel disco a una dimensione più fragile, come nella
title track, pungente riflessione sulla costruzione dell’immagine in cui la figura della Miss viene svuotata e rimessa in discussione (“La più fortunata, una miss/e puoi giocare col suo cuore/ è una bambola/che copre con il correttore una lacrima”).