“Una forzatura dettata dalla cultura woke”. Ruggeri critica Fiorella Mannoia per le modifiche a “Quello che le donne non dicono”

20-11-2025
Enrico Ruggeri critica le modifiche che Fiorella Mannoia apporta da tempo a "Quello che le donne non dicono", brano che lui e Luigi Schiavone le scrissero per Sanremo 1987. Secondo il cantautore milanese, cambiare versi come il celebre “ti diremo ancora un altro sì” - oggi spesso sostituito da Mannoia con “forse”, “se mi va” o addirittura con “no” - è solo "una forzatura dettata dalla cultura woke". Ruggeri sostiene come il testo originale racconti le speranze disattese di un rapporto e che l’incertezza fosse già prevista nella scrittura: "Le donne parlano ai loro uomini: torna quello di una volta e ti diremo ancora un altro sì".
In ogni caso, dice Ruggeri, "ritengo di aver scritto almeno dieci brani sulle donne di caratura superiore a quella. Ma non si può avere tutto dalla vita e la gente ha deciso diversamente, anche grazie a Fiorella, che è stata un’apripista, cantandola a Sanremo nell’87".

Da anni Fiorella Mannoia porta in concerto una versione leggermente modificata del brano, intervenendo in due passaggi che non sente pienamente suoi. Il primo riguarda il verso “Cambia il vento, ma noi no e se ci confondiamo un po’”, che lei trasforma in “Cambia il vento, ma noi no e se ci trasformiamo un po’”. Come ha spiegato in passato – una dichiarazione riportata da Wikipedia – nella formulazione originale avverte “un'ammissione di debolezza” che non considera adeguata. Essere confuse accade a chiunque, osserva, ma quel passaggio le suona come un segnale di inferiorità, quasi un modo per giustificare una presa di posizione: “Scusate se ci siamo ribellate, ma è perché non riusciamo a comunicare più con voi”.
Il secondo punto riguarda la chiusura dei ritornelli, “ti diremo ancora un altro sì”, a cui Mannoia aggiunge talvolta un “se mi va” o un più prudente “forse”. In un’esibizione a Radio Italia ha spiegato il motivo: non è detto che la risposta debba essere per forza un sì. Da qui il suo invito al pubblico – e in particolare ai genitori – a insegnare ai figli che il rifiuto non è un affronto alla virilità, ma un diritto da riconoscere e rispettare. Quando una donna dice no, sottolinea, è sempre un no, indipendentemente da contesto, condizioni o abiti. In altre occasioni è arrivata a sostituire direttamente il “sì” con un “no”. Come raccontato a Repubblica, mentre la cantava si rendeva conto che quel consenso dato per scontato la infastidiva: perché dovrebbe essere obbligatorio? Potrebbe essere un forse, o appunto un no. E se una donna dice no – ribadisce – lo è in qualunque circostanza.

Ruggeri, ricordando che all’epoca il brano fu proposto anche a Fiordaliso e Lena Biolcati, ha riconosciuto il ruolo decisivo della scelta di Mannoia e della sua interpretazione, che contribuì a trasformare la canzone in un classico.
In un'altra intervista, a Rolling Stone, il cantautore milanese aveva sottolineato che, nel tempo, molte letture critiche sui presunti stereotipi del testo gli sono parse eccessive: "'Quello che le donne non dicono' è figlia del 1987, un’altra epoca, e come molte canzoni di quegli anni può contenere ambiguità rilette oggi in modo diverso".

Enrico Ruggeri su OndaRock

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