Nick Cave cambia idea sulla intelligenza artificiale: guarda il video per i 40 anni di “Tupelo”

30-07-2025
Il rock'n'roll ha sempre vissuto di contraddizioni, ma quella di Nick Cavecon l'intelligenza artificiale è forse una delle più affascinanti degli ultimi tempi. L'autore australiano, che appena due anni fa definiva l'IA un "orrore emergente" attraverso le pagine della sua celebre newsletter The Red Hand Files, ha clamorosamente cambiato rotta. E lo ha fatto nel modo più rock possibile: lasciandosi conquistare da un video generato dall'intelligenza artificiale per "Tupelo", uno dei brani più potenti del suo repertorio.

La canzone, che apre "The Firstborn Is Dead" del 1985, è da sempre considerata una delle vette creative di Cave. Un pezzo che mescola sacro e profano, mitologia americana e spiritualità nera, costruito attorno alla figura di Elvis Presley e alla sua città natale nel Mississippi. Non a caso, proprio "Tupelo" è stata scelta dal regista Andrew Dominik, collaboratore storico di Cave, per dimostrare le potenzialità creative dell'IA.



Il racconto che Cave fa dell'esperienza è illuminante. Inizialmente scettico ("Gesù, sospendi i tuoi fottuti pregiudizi e dai un'occhiata!" gli ha dovuto dire Dominik), si è trovato di fronte a quello che lui stesso definisce "un'interpretazione straordinariamente profonda della canzone". Il video animato con l'IA ha trasformato le fotografie di Elvis in qualcosa di inquietante e insieme sublime, "come se fosse stato resuscitato", creando un cortocircuito temporale perfetto per una canzone che già di per sé giocava con i miti della cultura americana.

Quello che colpisce di più nel racconto di Cave è la descrizione delle immagini finali di crocifissione-resurrezione, definite "scioccanti e profondamente toccanti". È qui che l'intelligenza artificiale sembra aver colto l'essenza più profonda di "Tupelo": quella dimensione mitico-religiosa che ha sempre caratterizzato il rapporto di Cave con le icone del rock, Elvis in primis.

La trasformazione è completa quando Cave ammette che "la mia visione dell'intelligenza artificiale come strumento artistico si è attenuata". Una rivoluzione copernicana per un artista che aveva sempre guardato con sospetto alle nuove tecnologie applicate alla creatività. Ma forse è proprio questo il punto: l'arte ha sempre saputo metabolizzare e trasformare gli strumenti del suo tempo, dalla chitarra elettrica ai sintetizzatori, fino all'IA.

"È uno strumento, come tutti gli altri", conclude Dominik nel racconto di Cave. E forse è proprio questa la lezione più rock di tutta la vicenda: non è la tecnologia a fare l'arte, ma l'uso che se ne fa. Anche quando si tratta di resuscitare digitalmente il Re del rock'n'roll.

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