Philip Glass contro Trump: ritira la sua sinfonia dal Kennedy Center

27-01-2026
Philip Glass si è unito alla lunga lista di artisti, musicisti e performer che stanno facendo un passo indietro rispetto a impegni presi con il Trump Kennedy Center. Il compositore statunitense ha infatti deciso di ritirare dal cartellone della National Symphony Orchestra la sua "Sinfonia n. 15: Lincoln", la cui prima mondiale era prevista per il prossimo giugno.
La scelta è stata motivata dallo stesso Glass, che ha spiegato come l’opera, concepita come un ritratto di Abraham Lincoln, sia oggi incompatibile con l’orientamento dell’istituzione. "La sinfonia è un ritratto di Lincoln, e i valori del Kennedy Center oggi sono in diretto conflitto con il messaggio della Sinfonia. Sento l'obbligo di ritirarla dal Kennedy Center sotto la sua attuale leadership", ha dichiarato il compositore.

Glass, che ha compiuto 89 anni alla fine di gennaio, è considerato uno dei compositori viventi più influenti a livello globale. Premiato nel 2018 dallo stesso Kennedy Center, è riconosciuto come uno dei pionieri del minimalismo del Novecento, pur avendo sviluppato un catalogo estremamente ampio e trasversale: dagli intimi "Studi per pianoforte" e dalla musica da camera fino a grandi sinfonie e a opere teatrali di forte ambizione concettuale come "Einstein On The Beach", "Satyagraha" e "Akhnaten", tutte incentrate su figure storiche.
La "Sinfonia n. 15: Lincoln" era stata commissionata congiuntamente dal Kennedy Center e dalla National Symphony Orchestra ed era già passata attraverso diversi rinvii. Inizialmente prevista per marzo 2022, la prima era stata spostata a ottobre dello stesso anno e successivamente riprogrammata per l’attuale stagione, dove avrebbe dovuto occupare un ruolo centrale nelle celebrazioni per i 250 anni dell’indipendenza americana.

La decisione di Glass segue di pochi giorni quella della soprano Renée Fleming, che ha annunciato il ritiro da due concerti in programma a maggio con la National Symphony Orchestra, dedicati a "Appalachian Spring" di Aaron Copland, ufficialmente per "conflitti di calendario". Fleming aveva lasciato già l’anno scorso l’incarico di consulente artistica del Kennedy Center, dopo che Donald Trump aveva assunto il controllo del board sostituendo i membri democratici con consiglieri di sua fiducia.
Da allora, numerosi artisti di primo piano hanno scelto di prendere le distanze dall’istituzione: tra questi Lin-Manuel Miranda, Béla Fleck, Issa Rae e l’intera National Opera Company, che si esibiva al Kennedy Center ininterrottamente dal 1971. Il tutto si inserisce in una più ampia crisi reputazionale del centro, accompagnata da un marcato calo nella vendita dei biglietti, interpretato da molti come una forma di boicottaggio da parte del pubblico in risposta alla politicizzazione di un’istituzione storicamente apartitica.

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