Eva Cassidy

American Tune

2003 (Blix Street) | songwriter

La pubblicazione dei dischi postumi è una delle pratiche più discutibili (e discusse) del mercato discografico. Il caso di Eva Cassidy, interprete americana, stroncata a 33 anni da un cancro, però presenta una peculiarità, in quanto l’artista in questione ha pubblicato in vita solo un disco di cover ("Live at Blues Alley"), rimanendo praticamente sconosciuta al pubblico. Al live è seguito un postumo "Eva By Heart", scoperto per caso da una radio inglese. Da qui, copie vendute a milioni. Probabilmente è appena dopo la raccolta "Songbird" (che unisce i due dischi ed è furbissima nel tagliare i pezzi jazzati del primo e selezionare solo gli episodi più radiofonici) che si può tracciare la linea di demarcazione fra l’omaggio e la speculazione. Che, per inciso, sembra lontana dal termine, dato che nella discografia della Cassidy hanno trovato posto altri tre dischi. L’ultimo, "American Tune" è del 2003.

Se il risultato della raschiatura del fondo del barile era stato in passato sorprendentemente positivo (almeno da un punto di vista musicale, lasciando un po’ da parte la moralità della cosa: ad esempio con il "Time After Time" del 2000), questa volta non è proprio così. La voce della ragazza di Washington è indubbiamente fuori discussione, ma questa raccolta troppo spesso sfocia nel soporifero. Infatti, a dispetto della movimentata "Drowing in the Sea of Love" che lo apre, il disco pone l’accento su una delicatezza che non tarda a portare sbadigli. Evidentemente sono finite le cover "riuscite": a potersi fregiare di questo titolo è la sola traccia numero due, "True Colors" (terreno già sperimentato e fertile, il canzoniere della Lauper). La sensazione che lascia il tutto è di scivolare addosso, di non lasciar nulla.

I pezzi pubblicati pur senza essere, di regola, brutti, mostrano di non meritare il posto in cui si trovano. Altre eccezioni oltre la succitata, sono, nel bene la versione di "It Don’t Mean a Thing…" , anche se si resta nel campo del divertissement, e nel male "The Water Is Wide" (il chitarra e voce che ha portato le cose migliori della Cassidy stavolta non tiene svegli) e una "Yesterday" inspiegabilmente urlata e con una sovrapproduzione che cozza troppo con lo spirito con la versione originale. L’impressione (prima e ripetuta) è in poche parole, quella della classica spremuta fino all’ultima goccia. Decisamente un peccato.

(26/10/2006)

  • Tracklist
1. Drowning in the Sea of Love
2. True Colors
3. The Water Is Wide
4. Hallelujah I Love Him So
5. God Bless the Child
6. Dark Eyed Molly
7. American Tune
8. It Don't Mean a Thing If It Ain't Got That Swing
9. Yesterday
10. You Take My Breath Away


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