Oneida

Secret Wars

2004 (Jagjaguwar) | psych-rock

Rieccoli qui gli Oneida, con un disco in studio che segue il discusso e amato, anche da Onda Rock, "Each One Teach One". Li avete ammirati dal vivo nei mesi scorsi? Allora avrete già ascoltato almeno la metà dei brani che formano "Secret Wars"; nessuna stramba provocazione alla "Sheets Of Easter", ma la continuazione del progetto iniziato su "Anthem Of The Moon" nel 2001 e proseguito soprattutto nei brani presenti nel secondo cd, che componeva il fortunato seguito.

I brani, ben collaudati dalle esibizioni live, in realtà non possiedono l'irruenza e le sbavature, in senso buono, tipiche di queste; non troviamo nemmeno la quantità di acide e kraute distorsioni che arricchivano "Each One Teach One". Al contrario, la prima impressione è che la musica degli Oneida sembra talmente levigata da risultare più matura, tranquilla. Tutti i pezzi sono cantati, ad eccezione della lunga jam finale; voce che, in tutti e tre i componenti, di certo non è mai stato un punto di forza, piatta e banale come è. La pigra psichedelia del brano di apertura "Treasure Plane" è il biglietto da visita del disco: una melodia circolare ben riuscita, la voce quieta e distante, interrotta da un ponte psichedelico e sbilenco.

Prosegue bene la più ritmata "Ceasar's Column", con il batterista Kid Millions in grande evidenza, e un vortice psichedelico che risucchia gli strumenti quasi fondendoli tra loro. "Capt. Bo Dignifies The Allegations With A Response" è una breve incursione nel garage ornata dallo stridulo battere della tastiera di Hanoi Jane. A questo punto, però, che l'originalità non sia la distinzione di questo disco si è già capito; per carità, non che sia un difetto tale da far rinunciare all'ascolto, ma è difficile non accorgersi che questi brani non danno nulla in più a ciò che già si conosceva degli Oneida; che addirittura ci offrono un curioso, quanto inutile, omaggio al grunge con "Wild Horses", che potrebbe stare benissimo in un disco dei Pearl Jam.

Molto meglio ritrovarsi con il siluretto "$50 Tea", tiratissimo e ossessivo, impreziosito pure da un bridge hard-blues che sa di stoner rock fatto con maestria. Peccato però che quando provano un curioso brano country-psichedelico, "The Last Act, Every Time", i nostri non lasciano il segno, e farlo seguire da un altro brano come "The Winter Snake", un classico pezzo basato sulla reiterazione di un accordo di chitarra, rende il tutto più interlocutorio.

La verità è che quasi tutti i brani di "Secret Wars" non reggono il confronto con quelli del disco precedente, e che in alcuni casi si può usare la parola riempitivi senza rimorsi. Risolleva parzialmente le sorti dell'album, infine, la lunga cavalcata psichedelica "Changes In The City", dove l'organo di Hanoi Jane incontra quello di Ray Manzarek. Il limite di questo "Secret Wars" è che si tratta solamente di una raccolta di canzoni, perlopiù buone. Intendiamoci, ben vengano anche album così, chi ha amato i dischi precedenti trova di che sollazzarsi. Ma si ha l'impressione che il cammino degli Oneida si sia interrotto, vuoi per raggiunta maturità artistica, vuoi per mancanza di nuove idee da seguire.

Un disco senza direzione, insomma, dove con essa si sottintende appunto un movimento verso qualcosa. Semplicemente un ritratto piacevole, chiaro, sincero. Per stavolta ci accontentiamo.

(12/12/2006)

  • Tracklist

1. Treasure Plane
2. Ceasar's Column
3. Capt. Bo Dignifies The Allegations With A Response
4. Wild Horses
5. $50 Tea
6. The Last Act, Every Time
7. The Winter Snake
8. Changes In The City

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