Telefon Tel Aviv

Map Of What Is Effortless

2004 (Hefty) | elettronica

di
Telefon Tel Aviv è un nome interessante per l'elettronica contemporanea. E questo parlando sia in astratto, con la sua capacità di evocare invisibili linee di comunicazione tra Oriente e Occidente, fili del telefono fatti di bit e bleep , multiculturalità e multimedialità; sia in concreto, perché "Map Of What Is Effortless" è stato un disco assai ben accolto dalla critica e dal pubblico, che ha portato questo duo (ma in questo nuovo album si è aggiunto il vocalist Lindsay Anderson) di New Orleans a una lunga tournée 2004, che ha toccato anche l'Italia.

Tutto questo sembra molto bello, ma, come dice un adagio d'altri tempi, non è tutto oro ciò che luccica, e questa, più che una recensione, sarà uno smascheramento.
Ma facciamo un passo indietro. I Telefon Tel Aviv facevano (mi riferisco a "Fahrenheit Far Enough", il loro debutto del 2001) un'elettronica dilatata dagli sfondi caldi e armoniosi, ma con un notevole uso di fruscii e rumorismi elettronici a velocità sostenuta, rubati all'Idm, certo, ma con una grazia che li rende sottofondo ideale per attività di giovani informatici.
Col nuovo album, si cambia. E all'inizio sembra una svolta positiva. "When It Happens It Moves All By Itself" nasce con una melodia tastieristica dal suono pieno, basso, avvolgente, addosso alla quale si infrangono rollii e rumorismi tecnologici proprio come onde su uno scoglio luccicante, prima di ritirarsi con la marea e di lasciare solo i magici arpeggi pianistici a sfumare.

L'effetto è un crescendo di musica e intensità emotiva assolutamente inignorabile, quasi inebriante, forse. Sì, perché i Telefon Tel Aviv (d'ora in poi: Telefon) vogliono ubriacare l'ascoltatore e hanno fatto un disco alcolico, cioè ad altra gradazione melodico-sonora. Non lascia spazi, non stacca, si lancia sull'ascoltatore contando su una orecchiabilità prettamente pop e questo "attacco all'ascoltatore" che all'inizio sembra solo un po' di novità, è, se non strumentale a coprire qualche buco di creatività, quantomeno sospetto. Atteggiamento da prevenuti? Anche se così non fosse, il resto del disco si nasconde malamente alle critiche: "I Lied" cerca di ipnotizzarci con la sensuale voce black di Damon Aaron, ma più che una melodia qui si canta una litania sempre uguale con un arrangiamento praticamente nullo; "My Week Beats Your Ear" è un goffo tentativo di surfare onde electro-house , ma i Telefon si sognano il mordente e l'inventiva dei veri professionisti del genere e la canzone si riduce a un brutto scopiazzamento degli episodi più stanchi di Felix Da Housecat; certo è niente paragonata a "Bubble And Spike", uno scialbo pezzo pop rallentato fino a raggiungere i tre minuti e mezzo.

Dopo questo desolante scenario, i Telefon cercano suoni più sperimentali. Nella title track le tastiere si trasformano ambiziosamente in archi, poi sopraggiunge qualcosa di simile a cupo noise elettronico misto a feedback, che i Telefon mescolano malamente alla diluizione infinita di questo pezzo, che rimane qualcosa di informe, come se veramente mancassero le capacità per gestire i singoli suoni all'interno della composizione. E' un errore piuttosto grave per un gruppo dimostratosi abile nello sfilacciare e decongestionare la tensione elettrica dei bleep (in questo disco molto sottotono, quando non assenti) nelle melodie tastieristiche.

Nella seconda metà dell'album, i Telefon ci continuano a proporre la voce zuccherosa del nuovo membro Lindsay Anderson: "Nothing Is Worth Losing That" è una romantica pop song che sfoggia dei beat dall'effetto acustico e cerca di costruire un castello su due accordi, proprio come fanno gli Air, ma qui non c'è originalità musicale, è tutto tremendamente noioso e ciclico, il canto cerca di distrarci ma il risultato è solo quello di banalizzare il tutto, gonfiandolo nelle saturazioni alcoliche di cui sopra. "At The Edge Of The World You Will Still Float" (certo che anche questi titoli ridondanti non aiutano, eh) è addirittura la versione strimpellata e cantata della traccia uno, giusto per dimostrare che si riesce a banalizzare anche l'unico brano decente.

Ultimo episodio da segnalare: la mosca bianca che è "What Is Without The Hand That Wields It", un brano sperimentale-elettronico con attimi noise e qualcosa che gracchia minaccioso in sottofondo. Raggiungiamo un'atmosfera davvero horror-industrial, prima che arrivi il beat ritmico e avanzi tra echi sia rauchi e affannosi sia melodiosi e arpistici, sino a spegnersi in una manciata di starnuti elettronici. Non è nulla di particolarmente nuovo, ma è senza dubbio fulminante. Che ci fa un brano così in un album ruffiano come questo? Si vuole arruffianare anche i seguaci dell'eclettismo elettronico? "Map Of What Is Effortless" ci lascia in questo dubbio amletico.

(12/12/2006)

  • Tracklist

1. When It Happens It Moves All By Itself
2. I Lied
3. My Week Beats Your Year
4. Bubble And Spike
5. Map Of What Is Effortless
6. Nothing Is Worth Losing That
7. What It Is Without The Hand That Wields It
8. What It Was Will Never Again
9. At The Edge Of The World You Will Still Float

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