Trans Am

Liberation

2004 (Thrill Jockey) | post-rock

Ma come dobbiamo fare con i Trans Am? Il gruppo guidato da Philip Manley, coadiuvato da Nathan Means e Sebastian Thomson, ha virato sempre più verso una musica di facile appeal, verso ammiccamenti sempre più spudorati a modelli del passato, in un'idea che già alla base suonava come un'operazione retrò. E per giunta, negli ultimi due album, "Liberation" compreso, spudorati copioni, sempre più emuli di se stessi. Eppure, come dobbiamo fare con una band che in ogni disco infila almeno 3-4 brani semplicemente irresistibili, più un'altra manciata di pezzi da ascoltare per il piacere del corpo e della mente (sempre più del primo in realtà). Coatti per intellettuali e nerd della musica indie, i Trans Am ci regalano un altro disco che possiede tutte le caratteristiche di cui sopra.

Si comincia con il nerbo del tecno-funky di "Outmoder", si visita una sala concerti robotica con "Uninvited Guest", si indurisce il suono con la vena hard-rock della successiva "Idea Machine". Si capisce subito che non è un disco per tutti: astenetevi, dunque, se cercate novità o evoluzioni. Sono i soliti Trans Am, cose già sentite, sono loro con i synth da antiquariato, la chitarra cafona e la solita batteria potente, monolitica.

Se i primi tre brani sono la cartina di tornasole del disco (e forse di buona parte della loro recente produzione), gli episodi migliori arrivano dopo: come non farsi un minimo sedurre da due imitazioni fantastiche come "Music For Dogs" (New Order) e "Trans Am Really Your Friend?" (The Cure, era "17 Seconds")?
"Juno" e "Divine Invasion" vedono Manley e Means lanciare a briglia sciolta le tastiere nei territori dello space-rock, così come della new wave più futurista, supportati dalla gagliarda e tosta batteria di Thomson. Persino un buffo incrocio genetico tra l'hippy pastorale e l'elettronica krauta di "Pretty Close To The Edge" non suona ridicolo. Ma niente lo è in una musica che gioca d'anticipo, fregando la critica con l'apoteosi del kitsch e dell'autoironia. E tanta sostanza, perché alla fine la musica dei Trans Am è sempre riconoscibilissima e valida da un punto di vista compositivo.

Sembra che scherzino, invece probabilmente per i Trans Am è stato il contrario: per anni hanno giocato al post-rock, dietro il paravento di John Mc Entire alla produzione, poi hanno deciso di far sul serio quello che preferiscono: i supercafoni del rock indipendente.

(12/12/2006)

  • Tracklist

1. Outmoder
2. Uninvited Guest
3. Idea Machine
4. White Rhino
5. June
6. Music for Dogs
7. Divine Invasion II
8. Washington DC
9. Total Information Awareness
10. Pretty Close to the Edge
11. Is Trans Am Really Your Friend?
12. Remote Control
13. Spike in Chatter
14. Divine Invasion

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