Univers Zero

Implosion

2004 (Cuneiform) | avantgarde

Gli Univers Zero giungono con questo "Implosion" al loro ottavo album in studio e al loro terzo dopo la reunion. Gaudemus igitur, comincio ad abituarmi male, un disco degli UZ ogni 1/2 anni è un lusso a cui faticherò a disabituarmi, infatti è bene che lo sappiate, io ho un debole per il gruppo belga, comunque cercherò di darne un giudizio sereno. Per chi non li conoscesse e fosse interessato rimando alla monografia sul sito del noto critico musicale Piero Scaruffi e/o, scusate l'immodestia, a quella scritta dal sottoscritto per questo sito. Non che la consideri un capolavoro, solo che mi risultano essere le uniche presente in lingua italiana in rete. In questa sede basterà ricordare come gli UZ, che hanno esordito nel lontano 1977, siano autori di una musica che unisce amplissime digressioni classico-cameristiche di stampo contemporaneo, spesso di clima oscuro e involuto, in un contesto ritmico e in un perimetro stilistico riferibile al rock. Sono inoltre forse i maggiori esponenti di quel filone parallelo al progressive denominato RIO ( Rock in Opposition). Scusate le notazioni propedeutiche pedanti come un sussidiario delle elementari, ma del resto non vorrei dare troppe cose per scontate, e passiamo oltre.

"Implosion" è , dicevamo, il terzo disco dopo la reunion del 1999, e appare chiaramente ormai come il gruppo sia una emanazione di Daniel Denis, da sempre comunque il compositore principale, che qui oltre che la batteria suona tutte le tastiere. La strumentazione si mantiene corposissima con oboe, corno inglese, sax, cello, clarinetto, violino ecc..

Il sound permane inconfondibile, pluristratificato, spesso giocato su continuo gioco referenziale e autoreferenziale tra fiati (in primo piano come non mai il clarinetto di Dick Descheemaeker), piano, batteria (Denis mantiene il suo drumming ad alto coefficiente di inventiva) e cello (Aurelia Boven), sempre alta la dinamica interna e la iperstrutturalità. Rispetto al precedente "Rytmix" si notano però alcuni cambiamenti.

Innanzi tutto si è parzialmente ridotta una certa ricercatezza e astrazione che portavano il gruppo verso forme colte di musica contemporanea, preferendo un impatto in parte più fisico e diretto, poi, se possibile, si è accentuato ancor di più il clima oscuro, tetro, ossianico della loro musica (ad esempio gli archi sepolcrali in "La Mort De Sophocle", il delirio percussivo e avant-garde di "Partch's X-Ray"), in terzo luogo appaiono diverse brevi digressioni improvvisate, a volte quasi rumoriste ("Suintement", "Miroirs", "Ectoplasme", "Bacteria", "A Rebours"), che forse, a dire la verità, hanno senso nel contesto, ma appaiono dei riempitivi. Inoltre, alcuni brani sono fin troppo tipici, apparendo forse come meri esercizi di stile (ad esempio le danze sghembe di "Falling Rain Dance" e "Rapt D'Abdallah").

In conclusione: un disco meno avventuroso e interessante di molti altri del gruppo e un passo indietro rispetto al precedente, anche se siamo sempre su livelli eccellenti e non sarà difficile restare rapiti dall'accoppiata "Temps Neufs" e "Mellotronic", tra le cose più vicine al progressive mai prodotte dal gruppo, dalla tetra malinconia di "La Mort De Sophocle" o dai 9 minuti di arabeschi cameristici di alto ingegno della conclusiva "Meandres".

(12/12/2006)

  • Tracklist

1. Suintement (Oozing)
2. Falling Rain Dance
3. Partch's X-Ray
4. Rapt D'abdallah
5. Miroirs (Mirrors)
6. La Mort de Sophocle (Sophocle’s Death)
7. Ectoplasme
8. Temps Neufs
9. Mellotronic
10. Bacteria
11. Out of Space 4
12. First Short Dance
13. Second Short Dance
14. Variations on Mellotronic’s Theme
15. A Rebours (In Revers)
16. Meandres (Meanderings)

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