QUINTRON & MISS PUSSYCAT - Swamp Tech

2005 (Tigerbeat 6)
songwriter

E’ sempre difficile rapportarsi con un album di Quintron, vuoi

perché il marpione ci ha abituati a lavori frammentari e improbabili, come il

magistrale “Satan Is Dead”, a scorribande noise terrificanti e inavvicinabili,

come il suo debutto percussivo “Internal Feedback 001-011”, vuoi perché sempre e

comunque il suo gusto per la bizzarria, per un sound eccentrico e mutante, le

sue manie di destrutturazione musicale, hanno permeato anche gli episodi più

mansueti (ad esempio, il celebre “Are You Ready For An Organ Solo?”) della sua

discografia.

Ma facciamo un passo indietro, chi è mai questo Mr.

Quintron? Jay Poggi, questo il suo vero nome, è uno dei più folli personaggi

della variegata e policroma scena underground di New Orleans; organista

antiquario, innamorato del timbro sgraziato di strumenti improponibili (spesso

attrezzature di serie C, o anche giocattoli) e astrusi, inventore fulminato (tra

i suoi brevetti abbiamo la spit machine, una drum machine che funziona

esclusivamente con la saliva umana, e la famosa drum buddy, che utilizza un

sistema di specchi che trasformano la luce in suono), cultore di una sorta di

proto-garage tastieristico grumoso e ludico, si è costruito una carriera

costellata di stramberie colossali e torrenziali flussi di genialità sregolata,

conquistando il cuore del pubblico più smaliziato e le divertite lodi della

critica più attenta. Le aspettative, dunque, prima di premere “play”, sono molto

alte.

E’ un vero peccato, dopo diversi ascolti, accorgersi di come esse

siano state deluse: molte cose sono cambiate in casa Quintron, dai tempi

dell’ultimo, allucinato “The Frog Tape”. Miss Pussycat, compagna di vita e

d’arte del nostro eroe, si affaccia sempre più prepotentemente fuori dal suo

sgargiante teatrino di burattini, verso il contenuto della proposta musicale del

progetto Quintron, e questo porta la sua gracchiante voce in primo piano in

numerosi episodi.

Ma per il fan più affezionato, il primo shock è un altro:

si tratta di un album costituito interamente da canzoni (fatta eccezione per lo

stacchetto comico “Tea Time”), mentre il formato di brano dominante sui vecchi

lavori era quello strumentale. Questa evoluzione, iniziata già con “Are You

Ready”, è qui portata alle estreme conseguenze: è un album, dicevamo, di

canzoni. E di canzoni mediocri, sorrette da un organo più spento del solito che

solo raramente (“Shoplifters”) va a impennarsi negli acuminati barlumi di folle

inventiva a cui siamo abituati.

La sensazione, al primo ascolto, è che i

brani siano tutti uguali. In seguito, i più attenti potranno scoprire la

sfrenata danza fosforescente di “Witch In The Club”, o magari l’incessante

pulsare di “Fly Like A Rat”, letteralmente un rave in una palude, sorretta da

una monotona batteria elettronica, ma tutto sommato coinvolgente (se si

sopportano gli urli di Miss Pussycat, ovviamente). Per il resto è veramente

difficile salvare qualcosa: ci sono concessioni all’easy listening più goffo e

becero (“Dream Captains”), insensati tribalismi elettronici irrisori, conditi

con l’usuale (e ormai stantia) drum buddy (“Swamp Buggy Badass”), parentesi

nonsense che non fanno ridere (“Squirrel Gardens”), e brani che, semplicemente,

non sanno di niente (“Chatterbox”, “Love Is Like A Blob”, la cover di “God Of

Thunder” dei Kiss).

Sembra proprio che la stagione di Mr. Quintron sia

al tramonto, se, a meno di dieci anni da “Satan Is Dead”, quest’insapore e

oltremodo scipita mimesi dell’r&b è tutto ciò che riesce ad allestire.

30/04/2026

Tracklist

  1. 1. Shoplifters
  2. 2. Fly Like A Rat
  3. 3. Swamp Buggy Badass
  4. 4. Squirrel Gardens
  5. 5. Witch In The Club
  6. 6. Tea Time
  7. 7. French Quarter Faggot
  8. 8. God Of Thunder
  9. 9. Chatterbox
  10. 10. Dream Captains
  11. 11. Love Is Like A Blob

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