Decapitated

Organic Hallucinosis

2006 (Earache Records) | death-metal

Difficile montarsi la testa, con un nome così. Eppure questi deathster polacchi questa volta hanno avuto l’ardire di accostare la loro formula base al sacro nome dei Meshuggah, facendoci tutt’altro che la figura degli usurpatori. Il talento e la capacità tecnica della band sono indiscussi: interplay fulminanti e vorticosi, assoli infuocati, growl potente e malsano, doppia cassa-mitragliatrice, sincopi telluriche. Insomma: il piccolo culto di cui sono oggetto sembra più che giustificato.

La conferma che arriva dalla carneficina di “Poem About An Old Prison Man”, con quei lunghissimi corridoi d’acciaio fuso, ci arriva, quindi, quasi come un’inevitabile conferma. Veemenza e brutalità: parole chiave per comprendere un disco davvero annichilente. Una forza d’urto, quella dei Decapitated, che trova nella complessità strutturale dei brani la chiave d’accesso per una trasfigurazione ulteriore della rabbia e dello schifo morale. Quelle di “Day 69”sono coordinate che oscillano tra allunghi improvvisi, scale vertiginose e maniache esalazioni che camminano in bilico su colate laviche, deturpando lontani sentori industrial con abnormi levitazioni psichedeliche.

Un retrogusto dissonante assume la cartolina thrashy di “Revelation Of Existence (The Trip)” che gioca, via Voivod, con un senso di dispersione e di implosione della musica. La superba “Post(!)Organic”, invece, incolla un solo fulminante su una parete verticale di cyber-death/metal , auto-scolpendosi senza tregua con un caleidoscopico incrocio angolare-irregolare. Dal canto suo, invece, “Visual Delusion” abbandona il rifferama maniacale e la doppia-cassa su di un nastro trasportatore impazzito e il bello è che non si perde mai il bandolo della matassa. Tant’è che, giusto per gradire, la batteria attacca anche un bombardamento a tappeto, prima di rientrare nei ranghi con un’altra istantanea di questo viaggio sentimentale negativo.

Anche il “Flashb(l)ack” ha tremende connotazioni distruttive e brandisce vessilli macchiati di bile, provando ulteriormente lo stato di grazia di Covan (voce cartavetro o zombie incazzato nero), Vogg (chitarra supersonica), Martin (basso propulsivo) e Vitek (batteria o drum-machine fuori controllo?). A lanciare l’assalto finale di “Invisible Control” è una bestia in gabbia. E’ impressionante come Covan domini la musica che in più di un’occasione sembra crollare sotto il peso della sua stessa estenuazione, prima di scivolare definitivamente nel baratro alla velocità della luce. Come si dice in questi casi: bene, bravi… aspettando l’ennesimo bis con la speranza di poterli ritrovare ancora più ispirati e convinti dei propri mezzi.

(30/03/2006)

  • Tracklist
  1. Poem About An Old Prison Man
  2. Day 69
  3. Revelation Of Existence (The Trip)
  4. Post(?)Organic
  5. Visual Delusion
  6. Flashb(l)ack
  7. Invisible Control
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