Doppio disco e doppio discorso. Da un lato Dj Hell: padrino e fervente cervello musicale della Gigolo Records; dall’altro un modo di intendere house ed electro, marchio di fabbrica dell'etichetta, che risulta stanco e poco convincente. A cominciare dai sintomi rilevati nella compilation curata da Abe Duque, infatti, l’etichetta tedesca pare in preda a una mancanza d’ossigeno che la rende meno appetibile rispetto al passato, e a eccezione di alcuni nomi, si può ritenere priva d’interesse. Un discorso forse troppo pesante, ma che in un ambiente come quello dell’elettronica da ballo risulta inevitabile quando il suono non è più quello “giusto”.
Al di là di queste considerazioni di carattere generale sulla salute della Gigolo, c’è una compilation che fa una summa di quello che fu ed è questa label, secondo l’orecchio di Hell, orecchio di una vecchia volpe che non tradisce, nonostante le premesse.
Il materiale inserito in questa doppia compilation è molto, e, riempiti i 160 minuti a disposizione, si ha quindi la possibilità di seguire una strada estremamente dettagliata di cosa e come l’house tedesca si sia sviluppata in questi tempi. Inutile scendere nel dettaglio, è più logico estrarre i picchi e le pecche di questa raccolta. Disco uno canzone uno e si parte forte con una versione remixata per l’occasione dallo stesso Hell di "Jack You vs I’ll House" di P. Diddy e Felix (Da Housecat, ndr ), che diventa un anatema notturno stendendo l’aggressività dell’originale e trovando una via insolitamente French, profondamente club e rooty, in un ideale triangolo (del beat ) tra Chicago, Parigi e Berlino. Forse il climax di tutto l’album, forse una sorta di “monito” ai suoi compari di etichetta di come svernare verso sonorità differenti.
Si scorre sul classico suono Gigolo: electro-house retrò, che occhieggia molto agli anni 80, a certo synth-pop e ai mood (e moog) analogici, con “collaborazioni” discutibili come in “I've Seen That Face Before (Berlin Mix)”, che fa sorgere preoccupanti domande in merito allo stato dell'arte della Gigolo… Ma fortunatamente ci pensano Bodzin & Huntemann, e in seguito Fixmer, a risollevare un po' il morale. I primi con sapori minimali in salsa house, che ricordano degli Alter Ego e Villalobos meno acidi, con un gusto personale e retrò convincente; il secondo con una prova di grande stile nell’affrontare l’acid coniugandola a timbriche rassomiglianti alla scena detroitiana di metà anni 80. La chiusura del primo disco arriva senza sussulti, regalandoci però come ultima traccia “Der Rauber Und Der Prinz” dei gloriosi DAF, in un tripudio ebm-dark-house da sorriso largo una mandibola.
La seconda parte si articola più variamente grazie alle incursioni di Tejada, Freaks e Mick Wills. “I’m A Disco Dancer” diventa micro-deep e va decisa con sferzate di vocoding e synth, “No Way Back” rilegge gli standard “vocals” e li fa emigrare in un quadrato electro-teutonico , mentre Wills dopo “War Of The Nations” sforna un’altra chicchetta techno, vicina ad alcuni lavori di Trentemoller ma decisamente più sgarbata e ruvida.
Il resto è Gigolo-style 100%, poco da aggiungere se in mente avete quello che avete ballato negli scorsi anni, in caso contrario questa (monumentale) raccolta soddisferà le vostre lacune. Hell la scampa anche questa volta con grandi dosi di furbizia ed esperienza.