Negura Bunget

Om

2006 (Code666) | avantgarde, black-metal

Da più parti additati come una delle migliori e più innovative realtà del black-metal europeo, i rumeni (di Timisoara) Negura Bunget tagliano il traguardo del quarto disco con un'opera bellissima e ricca di fascino, da annoverare, sicuramente, tra i momenti migliori del 2006 "metallico".

"Om" è un viaggio verso la purificazione, un viaggio in cui le scariche black di stampo classico sono affiancate da meravigliosi pannelli ambient, in un gioco di pittoricismo isolazionista da togliere, spesso, il fiato. E' la Romania dei Carpazi, dei boschi solitari quella che viene tradotta in suoni. Una terra cui i Negura sono legatissimi, tanto da non disdegnare nemmeno di caricare la loro musica con certi passaggi di musica folkloristica, invero essenziali per avviare quell'iniziazione al mistero della Transilvania che la band ritiene essere l'essenza ultima della sua, ormai decennale, carriera.

Un mistero che è già vivo mentre ci si addentra tra le immensità inquietanti, i rumori sinistri e la voce sofferente di "Ceasul Rau", ouverture terrificante e gelidamente austera, preludio perfetto per la lunghissima e superba "Tesarul De Lumini". Aperta da una cappa opprimente di distorsioni tremolanti da cui, attraverso una melodia spaziale, viene proiettato un bagliore sfuggente, "Tesarul De Lumini" incrocia rettilinei black, malinconici arpeggi di chitarra, ondulazioni cosmiche plananti su scrosciare d'acqua, cadenze epiche, profondità catastrofiche e scream velenosissimo marchiato a fuoco nel frastuono ascensionale (date libero sfogo alla fantasia: pensate ai Mayhem in fase di decollo o ai Bathory in parapendio). Emozionante, questo è quanto. Emozionante come il trillare straziato della chitarra che circoscrive panoramiche ampie e verticali, falsamente irreali. Emozionante come l'inabissarsi della mente dentro un suono che è, in prima istanza, simbolo di una pena millenaria.

Sublime, come la voce austera che in apertura di "Primul On" chiama a raccolta per chissà quali meraviglie esoteriche. Movimenti pendolanti di orchestre aeree, campanellini di bestiame sparso, al pascolo, un richiamo di corno da una collina lontana, oltre la valle rasserenata, ritirata in un silenzio attonito. "Conoasterea Tacuta" (in cui fa capolino anche uno xilofono) è puro distillato black (cunicoli elettrici, lirismo urlato, parossismo cinetico), ma ha un che di mistico, di sacro, di ultraterreno. La loro eccezionale capacità compositiva e il loro eclettismo sono testimoniati da un brano come "Inarborat", che sembra sviluppare, in apertura, un discorso obliquo sulla world-music (percussioni, linee atmosferiche di synth, fraseggi di corno), mentre se ne diluisce, nella seconda parte, la portata evocativa in un cadenzare insistito di riff o in una bolgia spaccaossa.

Una marcia horror-grottesca squarcia in due la corsa di "Dedesuptul", aprendo ad un pandemonio di malefici e di oscure tribolazioni del cuore, con magistrale detonazione simil-doom, rimbalzare di corde e tasti paranoici e claudicanti fondali wagneriani. La tensione magniloquente si protae anche nella successiva "Norilor", dominata da percussioni rituali e lanugini sintetiche. Un ruolo importante, le percussioni lo hanno anche in "De Piatra", in cui stratificano tappeti per repentine mitragliate dal sapore thrashy. Le meditazioni chitarristiche che aprono "Cel Din Urma Vis" preparano un'altra lunga escursione nel mistero più fitto. Scenari a perdita d'occhio vengono riempiti con un turbine elettronico "chiesastico", ma la desolazione che, improvvisa, traspare, riproietta la loro musica in un limbo di dark-ambient minaccioso e purificatore. Così, quando la furia riprende a farla da padrone, tutto ha assunto una connotazione irrimediabilmente metafisica.

Perciò, anche da un massacro oltranzista può, adesso, sbocciare una danza: la danza del sole. Ed è per questo che "Hora Soarelui" diventa l'emblema più accecante della loro commistione di sacro e profano, con il suo girare in circolo, il suo sciorinare strumenti tradizionali, la sua ariosa rivendicazione di appartenenza alla terra, prima che agli dei, anche perchè, poco dopo, con la conclusiva "Al Doilea Om" sarà già come attraversare quella linea che separa i vivi dai morti. A quel punto, il viaggio (quel viaggio verso la purificazione di cui si diceva in apertura) avrà finalmente raggiunto la sua ineludibile meta.

(21/11/2006)

  • Tracklist

 

1. Ceasul Rau
2. Tesarul De Lumini
3. Primul Om
4. Conoasterea Tacuta
5. Inarborat
6. Dedesuptul
7. Norilor
8. De Piatra
9. Cel Din Urma Vis
10. Hora Soarelui
11. Al Doilea Om

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