Paolo Saporiti

The Restless Fall

2006 (Canebagnato Records) | songwriter

Numero zero della neonata etichetta milanese, “The Restless Fall” è uno squarcio d’autunno sulle soglie di un estate ancora lontana. Stupenda confezione cartonata, liriche in inglese vergate a mano (ma con tanto di traduzione italiana), un gufetto che se ne sta in disparte sul ramo più lontano di un albero ormai spoglio: Paolo Saporiti ci consegna, come egli stesso sottolinea, “un breve monologo introspettivo sulla vita e i suoi fantasmi”, che trae spunto dalla “solitudine di un autunno interminabile, in una caduta senza fine e senza riposo, attraverso un grave lutto familiare”. E, finalmente, la rinascita, proprio attraverso dodici bozzetti acustici, lancinanti urla implose che proprio non sembrano avere la forza di gettarsi oltre l’ostacolo. Urla che, in definitiva, scavano dal di dentro verso il dentro.

Monolitica nel suo incedere funereo, solo di rado con gli occhi in cerca del sole, di cui comunque teme la luce accecante (“Did You Hit Me” e “Needles In My Heart” — quest’ultima arricchita dai fendenti elettrici di Christian Alati), “The Restless Fall” è un’opera estremamente intima, quasi indecifrabile in alcuni momenti, causa un lirismo ermetico. Una voce che dialoga con accordi lasciati andare alla deriva nel silenzio (“Troublelike”), un’alchimia misteriosa che induce a tacere, che ci costringe a sprofondare. Sai, però, che non sarà facile trovare il bandolo della matassa. S’addensano fantasmi, si fanno avanti i dubbi, l’assenza fa sentire il suo peso (“Seen My Child”).

Forse un po’ troppo uguale a se stessa, la musica. Sempre lì, nello stesso circolo vizioso, anche se è questo il rischio che si corre quando si mette mano al cuore. E, allora, le cose continuano, nonostante tutto, a rifrangersi nell’animo (“Down”): la musica come uno scheletro inerme. Ma la soluzione, ci viene suggerito, è proprio “nell’esistenza stessa della musica”, nel suo essere strumento di redenzione (“Oh, My Lips”; “My Fingertips”). E l’immagine più viva, è quella di un uomo seduto in un angolo semibuio, mani sulle ginocchia e sguardo fisso nel vuoto (“Raw Man”), mentre una chitarra solitaria rantola, bava alla bocca (“Though It’s Only Water”). Un nodo alla gola, più che un disco. Un lavoro sofferto e intenso, che merita più di un ascolto distratto.

(12/06/2006)

  • Tracklist

 

 

  1. Troublelike
  2. Seen My Child
  3. Down
  4. Oh, My Lips
  5. My Fingertips
  6. Raw Man
  7. Though It’s Only Water
  8. Did You Hit Me
  9. Tha Sailor Of The Sun
  10. Needles In My Heart
  11. Black Crows
  12. Indeed
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