Hala Strana

Heave The Gambrel Roof

2007 (Music Fellowship) | psych-folk

Steven R. Smith ha dalla sua un suono talmente suggestivo che potrebbe inciderci "Fra Martino campanaro" e il risultato sarebbe comunque considerevole. E' comprensibile dunque che, sebbene "Heave The Gambrel Roof" sia già il quarto Lp a nome Hala Strana, non senta il bisogno di rinnovare la formula. La musica dell'Est europeo rivista alla luce delle tecniche più cool del momento: field recording, droni, jam psichedeliche, svuotamenti post-.

Chi leggesse di costui la prima volta ora potrebbe scambiare la sua musica per l'ennesima fricchettonata. Errore. A dispetto della forma dilatata e dei suoni acidi, è il frutto percepibile di un disegno lucido e rigoroso. Come già nel caso dei precedenti dischi, Steven Smith studia e riscopre melodie della tradizione balcanica; questa volta la scelta cade su quattro brani albanesi ("Motra Dhe Vëllai", "Havazi I Dy Motrave", "Wedding of the Blind" e la title track), più innumerevoli echi e ritagli dispersi per le rimanenti tracce.
Cambiano dunque le coordinate geografiche, ma quelle musicali rimangono molto simili. Restano gli accordi acustici, ripetitivi e stranianti, gli oziosi ghirigori al bouzuki, al salterio e ai tanti strumenti autocostruiti, linee di fuga che restano sospese per minuti interi per poi ritornare esattamente al punto da cui sono partite. Strati di droni stanchi, polverosi, cigolii, assi che scricchiolano. Il timbro squillante degli strumenti a corda è un tenue raggio di sole che filtra da una finestra, rotta, per sbiadire mobili e ricordi malandati. Un mantra di suoni inconsueti, sgangherati, da cui emergono suggestioni di una storia non nostra, eppure capace di rapire, con le sue armonie cariche di rassegnazione.

Il disco ben si adatta ai gusti più disparati: integralisti del drone, patiti del cazzeggio free-folk o delle stramberie weird, così come cultori del post-rock, amanti dei suoni est-europei, spiriti malinconici o semplici curiosi. Il problema è che le aggiunte rispetto ai lavori precedenti sono impercettibili e, a conti fatti, il capolavoro del 2003 "Hala Strana" è di caratura superiore.
"Heave The Gambrel Roof" è dunque un lavoro soddisfacente, consigliato però solo a chi già abbia apprezzato le altre uscite del progetto, e che comunque potrebbe tardare a rivelarsi a causa della sostanziale mancanza di sorprese. 

(08/09/2007)

  • Tracklist
  1. Returning
  2. Motra Dhe Vëllai
  3. Havazi I Dy Motrave
  4. Grain
  5. Marl
  6. Home
  7. Wedding of the Blind
  8. Rat Lines
  9. Heave the Gambrel Roof
  10. Molars of Smoke
  11. The Loss of What We Keep
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