Proseguendo nella "riflessione" sul misticismo mediorientale (eclatante l'
incipit di "Quarantine"), "Ptahil" si muove nel solco del precedente "Kapnobatai" e sottolinea lo stato di grazia dello svedese Simon Heath, unico titolare del fascinosissimo progetto Atrium Carceri.
Di estrazione classica, Heath lavora sul corpo del dark-ambient con cura maniacale e subliminale, disseminando le sue composizioni di
nuances sfuggenti ma pervasive, capaci di lasciare un segno profondissimo sull'attonito ascoltatore. È il suono di un'oscurità profonda che ci accoglie con un abbraccio gelido. Ma Ptahil è il creatore, appartiene al mondo della luce, in opposizione a Ruha, reggente del regno delle tenebre. C'è quindi una volontà plasmatrice, una tensione demiurgica in questi suoni avvolgenti, in queste frequenze bassissime e scultoree.
L'"Entrance" è pura desolazione in
slow-motion, vacuità illimitata e scurissima. Nei rintocchi misteriosi e nei brividi esoterici di "A Place To Call Home" s'annida un'ironia tragica, la visione sconsolata di uno sterminato orizzonte "mentale", forse meglio esemplificata nell'installazione post-atomica, nelle perlustrazioni elettroniche e nelle voci derelitte di "Observatory". Un occhio panoramico sul deserto della nostra civiltà. Il deserto oltre le cose, oltre la mobilitazione totale. Una sonata rassegnata che cerca una maglia rotta, una crepa nel gorgo della memoria ("Memory Leak"); il viaggio necessario nel regno dei morti ("Reincarnation Chamber"), in un non-luogo sfavillante di non-detto ("A Path Through Remembrance"), verso sotterranei psichici ("Static Of The Kapnobatai", "The Council Of Seven").
È un'ipnosi subdola, un percorso tracciato nello spirito, ma che esalta anche il corpo nei paesaggi virtuali e nelle pulsioni terzo-mondiste di "Reborn" e, ancora, nel
beat industriale di "Meltdown". Tensione demiurgica, si diceva poc'anzi. Eppure, in quest'universo il dualismo luce/tenebre sembra avere come esito un connubio mortifero, proteso verso un amorale Indifferenziato. Per questo, quando scorrono i titoli di coda, sappiamo bene che il nostro destino è quello di un'irrimediabile sconfitta.