Frog Eyes

Tears Of The Valedictorian

2007 (Absolutely Kosher) | alt-pop

Le lacrime del valedictoriano. Le lacrime di quello che originariamente teneva il discorso di addio nella cerimonia di laurea nelle università americane – dal latino vale dicere. Che in effetti l’album sia lacrimevole, malinconico e triste ce lo suggeriscono anche i testi di Carey Mercer: un vecchio tenente alla ricerca dei resti del padre, un generale che perde la figlia, un ambulante che si sveglia d’improvviso nel posto più desolato del mondo, storie di persone che si ritrovano ad affrontare le difficoltà della vita.

Su questi racconti di vita viene strutturata una musica ben più complicata del consueto, che pesca sì nella biblioteca dei suoni indie-pop tanto frequentati ormai da chiunque arrivi dal Canada – com’è il loro caso, sono di Victoria, British Columbia - ma che non rinuncia tuttavia a un personalissimo cammino di ricerca. Apprezzato soprattutto è il chiaroscuro disegnato in tutti i brani, costruito su una voce nera e cavernosa nel segno del più drammatico Nick Cave e su un accompagnamento musicale rallentato, ma poderoso, in sospensione, ma graffiante.

Detto di Nick Cave, non va certo messo in secondo piano il forte legame che unisce i Frog Eyes agli Arcade Fire, talmente forte che in certi passaggi si riesce facilmente a sovrapporre le facce degli uni con gli altri. E’ ancora il Canada che unisce e crea, costruisce e standardizza. Dagli Arcade Fire viene ripresa la struttura confusionaria dei prezzi, assemblati con quanti più suoni possibili, batteria in continua aritmia cardiaca, cascate di accordi di pianoforte, qualche brontolio sintetico, rumoreggi e fuzz chitarristici.

Per non perdere del tempo e non annoiare centrando subito il bersaglio, si vada dritti e sicuri a fine album, ai nove minuti di “Bushels”, vero gioiello splendente dell’album, caleidoscopica rappresentazione della musica dei Frog Eyes: è una murder ballad di Nick Cave, condita con sapori apocalittici e a tratti epici. Episodio unico e raro dell’album e del pop che abbiamo imparato a conoscere negli anni; decisamente pretenzioso e sicuro turning point della loro carriera. “Bushels” ha lasciato i più stupiti e a bocca aperta. Noi compresi. E non per niente nelle pochissime interviste che i Frog Eyes hanno rilasciato (non hanno un manager e per arrivare a loro è necessario recarsi in Canada, suonare al campanello con scritto Mercer) il tema ricorrente era proprio "Bushels": “E’ una canzone che abbiamo scritto alla fine, in realtà è l’ultima canzone che è stata inserita dell’album. A dir la verità, non doveva nemmeno esserci nel disco. E’ nata dal vivo, perché sentivo il desiderio di avere un brano che facesse da raccordo tra una parte del concerto e l’altra, che creasse un’atmosfera particolare partendo dalla voce accompagnata solo dalla batteria”.

L’apice si tocca qui, a fine disco. Il resto è un riuscito manierismo, di medio-alto livello, composto da piccoli quadretti pop, un po’ Arcade Fire, un po’ avant-pop alla Fiery Furnaces, un po’ rock alla Of Montreal, amici da sempre e backing band dei Frog Eyes che in fin dei conti sono solo due, marito e moglie.
Consigliato e da non mancare.

(04/07/2007)

  • Tracklist
  1. Idle Songs
  2. Caravan Breakers, They Prey on the Weak and the Old
  3. Stockades
  4. Reform the Countryside
  5. The Policy Merchant, The Silver Bay
  6. Evil Energy the Ill Twin of ...
  7. ... Eagle Energy
  8. Bushels
  9. My Boats They Go
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