Magik Markers

Boss

2007 (Ecstatic Peace) | rock

di

In una ipotetica famiglia allargata si potrebbe immaginare Thurston Moore come lo zio che tramite la propria Ecstatic Peace aiuta i suoi nipoti, Lee Ranaldo il padrino che produce l’album e suona la chitarra e magari in futuro Coco Moore potrebbe essere la cuginetta pestifera che va a rimpiazzare la dimissionaria bassista Leah Quimby.
Fantasie a parte, quando inizia “Axis Mundi” il primo pensiero è: “Vabbè, con tutto che c’è Ranaldo e la label è l’Ecstatic Peace, questi sono ancora a cercarsi coi feedback come in un loro qualunque cd-r”. Primo pensiero che viene smentito immediatamente. Dopo un minuto di feedback che sa tanto di “questi erano i Magik Markers che conoscevate”, il sound si fa di colpo pulito, prende forma una canzone e, miracolo dei miracoli, la Ambrogio canta. Non declama, non urla, non strilla, tiene a freno la sua strabordante personalità e canta sul serio, neanche male tra l’altro.

Ascoltando “Axis Mundi”, risulta quasi impossibile riconoscere il gruppo diventato famoso per quel disgraziato ibrido tra Sonic Youth prima maniera, Dead C e Lydia Lunch.
E non è neanche facile credere che la suadente voce femminile appartenga a quell’assatanata di Elisa Ambrogio, una che durante i concerti non è (o si deve iniziare a parlare al passato?) ben chiaro se col pubblico fa a botte o tenta un amplesso.

Un po’ per i referenti musicali, un po’ per la mano di Ranaldo, “Boss” risulta un disco con profonde radici negli anni Novanta, tanto per dire, “Taste” e “Body Rot” sembrano appartenere al catalogo Run On di Alan Licht, “Last Of The Lemach Line” dilata la forma ma non cambia il contenuto: indie-rock chitarristico di tre-quattro lustri fa.

Ma le novità non sono legate esclusivamente al cambio di sound: “Empty Bottle” è una dolente ballata per voce e piano. Semplice, cristallina e incredibilmente struggente. Su questo piano emotivo “Bad Dream/Hartford's Beat Suite” ha davvero le carte per tramortire. Qui la Ambrogio sembra quasi prendere lo stile di Cat Power oltre alla frangia castana.

Mai i Magik Markers sono stati così focalizzati e decisi sul da farsi, Ranaldo deve aver spiegato loro che fare casino va bene ed è divertente, ma sotto ci deve essere della progettualità, un’idea sul da farsi (Dead C docet), altrimenti non si va da nessuna parte. “Boss” è un tentativo di porre queste basi, scegliendo, come molti dei loro colleghi noisers, la via dello sviluppo compositivo.

Il giudizio nell’insieme è certamente positivo, “Boss” si ascolta con piacere e non soffre troppo presto la stanchezza, sbilanciarsi di più però non è facile. In primo luogo perché è un cambiamento di direzione inatteso e soprattutto radicale (almeno a livello emerso, nel sottosuolo con ogni probabilità continueranno le antiche torture), in seconda battuta perché alla prorompente personalità che ha da subito contraddistinto i Magik Markers viene messa la museruola. Non sarebbe un male in sé, infatti la pecca principale del duo è sempre stata quella di essere eccessivi, qui però hanno esagerato nell’altro verso, appiattendo troppo le proprie peculiarità.
Manca il rumore, insomma.

(26/09/2007)

  • Tracklist
  1. Axis Mundi
  2. Body Rot
  3. Last Of The Lemach Line
  4. Empty Bottles
  5. Taste
  6. Four/The Ballad Of Harry Angstrom
  7. Pat Garrett
  8. Bad Dream/Hartford's Beat Suite
  9. Circle
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