Non è ancora trascorso un anno da “Il Suo Cuore Di Transistor”, quarto album solista di Faris Nourallah e primo per la Awful Bliss, che il cantautore texano, di chiare origini mediorientali, ci regala un altro lavoro, “Gone”, uscito solo in Francia, ma ora distribuito anche in Italia dalla benemerita succitata etichetta.
Non si tratta, però, del nuovo album di Faris, che, titolato “Radio Faris”, vedrà la luce solo all’inizio del 2008, ma di una raccolta di materiale inedito e autoprodotto, che il nostro ha deciso di assemblare e pubblicare ad esclusivo scopo benefico. Tutti i proventi della vendita di “Gone”, infatti, saranno devoluti ad associazioni umanitarie impegnate nell’aiuto ai bambini asiatici.
Evidentemente, sotto tale profilo, l’iniziativa è assolutamente lodevole, ma anche i suoi meriti artistici non sono affatto da sottovalutare.
“Gone”, interamente registrato presso lo studio casalingo di Richmond Avenue a Dallas, ci presenta l’artista texano, che suona ed incide personalmente tutti gli strumenti, in piena forma: i tredici brani che compongono l’opera (molti dei quali brevi e concisi) sono minimali, arrangiati in maniera scarna ed essenziale, ma ognuno di essi è curato con affetto e perizia dall’autore che, benché tenda a privilegiare l’immediatezza della melodia e la spontaneità dello sviluppo armonico, ciò non di meno fa della qualità del proprio songwriting il vero fulcro della sua offerta musicale.
Nascono così composizioni impeccabili come la “tropicale” “Ay Carlo”, la title track “Gone”, con i suoi echi beatlesiani, l’elegante “Northbound Train” o la delicata e acustica “The Rope”, nelle quali, accanto all’evidentissima (e mai negata) influenza “sixties” di Lennon/McCartney, emerge la personalità di Faris Nourallah che rende questo lavoro, come i suoi predecessori, fortemente personale e dotato di una propria originalità.
Allontanandosi dai rigidi schemi del cantautorato folk d’oltreoceano, fatto di chitarre acustiche e voci sussurrate, infatti, l’autore texano, grazie anche all’utilizzo di chitarra elettrica, organo, tastiere e batteria, alterna a tipiche ballate agrodolci dal sapore autunnale e malinconico (“Elephantine”, “Forgiveness”), brani più diretti e movimentati (“Call It Off”, “Things We Really See”), confermandosi come un interessante (e a tratti geniale) produttore di fine artigianato pop e confezionando un lavoro che, sfuggendo a semplici catalogazioni, potrebbe essere apprezzato sia dagli amanti del folk più classico, sia da coloro che preferiscono le pop songs.
Alla fine viene da pensare che se queste che ci vengono offerte con “Gone” sono le registrazioni casalinghe e le outtakes della produzione di Faris Nourallah, allora l’attesa per “Radio Faris” potrebbe diventare quasi febbrile.