Jon Redfern

May Be Some Time

2007 (Reveal) | songwriter

Se avete perso la speranza di ascoltare un cantautore degno di rilievo, è il caso che annotiate il nome di Jon Redfern sul vostro taccuino. Non è l’ennesimo Nick Drake o il novello Tim Buckley quello che si andrà a proporvi, ma un talento unico e pregiato, destinato a riempire le pagine migliori della musica del prossimo decennio. La sua voce è calda, corposa e non tradisce le strane origini di Jon (per metà cinese e metà inglese), mentre le sue canzoni sono poco accattivanti ma complesse, con testi sottilmente visionari e ironici.

“May Be Some Time” offre arrangiamenti sontuosi, soluzioni armoniche coraggiose che sembrano appartenere a vecchi album di prog-folk fuori dal tempo, ma non segue l’essenzialità dei folk-revivalisti contemporanei, né la filosofia low-fi tanto cara alle etichette indipendenti. Insomma, l’album suona come se i Pink Floyd avessero realizzato un album folk. Ascoltate “Demons 1”, che su tempi in 7/8 e 5/8 inserisce chitarre acustiche incandescenti, o “Demons 2”, che snoda innumerevoli sequenze armoniche differenti (abbagliate dal suono malsano del sax di Roger Illingwort) per cogliere le peculiarità su descritte; e poi lasciatevi sconvolgere dalla apparentemente innocua ballad “All This Time1” che stravolge con una sezione fiati la linearità del brano, spingendo sull’atonalità le armonie vocali, che sembrano ribellarsi allo stesso autore.

Ovviamente il solo ascolto della traccia iniziale già evidenzia il progetto musicale di Jon Redfern: dieci musicisti organizzano una piccola orchestra che smembra le peculiarità folk del brano, per far evolvere il tutto verso climi timidamente smooth-jazz.
La successiva “Am I  A Fool” è il brano più catchy dell’album, esplicita canzone autobiografica dove l’autore rinuncia alla mistificazione del ruolo del musicista (“è facile essere matto, ma senza regole il mio mondo non gira, e se salverò questi attimi, essi funzioneranno”); genio e sregolatezza non sono sinonimi per Jon Redfern
.
Ambiziose e ricche di toni avant-garde sono “Lost”, dove spadroneggiano le percussioni, e “All This Time 2”, per viola e violoncello. Oscura, malsana, la notturna “Give Away Your Heart 1” è sviluppata su tempi jazz, come la raffinata “I Love The Sun”, intenso elogio dell’amicizia, che trova spazio nella lunga stesura strumentale del brano.
“Can’t Take The Heat”, costruita su ritmi pianistici, sembra una innocua pop-song, ma prima il violino e poi l’harmonium regalano quel tocco magico che accompagna tutti gli arrangiamenti dell’album.

I cinque  minuti finali di “Somewhere” conducono la voce di Jon verso nuovi territori e ritmi, mentre i fiati sostengono il passo; un’eccellente chiusura per un album che difficilmente toglierete dal vostro lettore. Se poi avrete la fortuna di ottenere la limited edition, vi attendono altri momenti intensi, non solo perché “Down The Line” e la band version di “Can’t Take The Heat” mostrano i muscoli, ma anche perché  con soltanto voce chitarra e sax, Jon esibisce  la miglior cover dell’anno, ovvero “Spencer The Rover”.
Le restanti bonus track sono la bluesy “Home At Last” e la strumentale “Departure”, dove le visioni psichedeliche di Jon si liberano realizzando un piccolo capolavoro di art-rock.

Insomma, “May Be Some Time “ è un disco intenso e pregevole, e avrà un seguito nel 2008.
Jon ha dato alle stampe un lavoro acustico nel quale rivisita alcune delle tracce di quest’album (più quattro nuove canzoni che esplorano il versante intimista dell’autore) con piglio leggiadro.
Per i completisti, va segnalato infine che Jon Redfern ha fatto parte del gruppo dei Tarras, realizzando due album di folk-rock celtico di discreto livello.

(25/05/2008)

  • Tracklist
1. Im Still Young
2. Am I A Fool
3. Lost
4. All This Time Pt. 1
5. Demons Pt.1
6. Demons Pt.2
7. Can’t Take The Heat
8. All This Time Pt.2
9. Give Away Your Heart Pt.1
10. Give Away Your Heart Pt.2
11. I Love The Sun
12. Somewhere
13. Down the line
14. Cant take the heat
15. Home at last
16. Departure
17. Spencer the rover

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