Engineers

Three Fact Fader

2009 (Kscope) | dream-pop, shoegaze

Gli Engineers dell'omonimo album del 2005 sono stati il gruppo più vicino alle sonorità dei Pink Floyd dopo l'insolazione della seconda metà degni anni '70. Così quest'anno ricompaiono con la buona pubblicità intellettuale delle referenze precedenti, con maggiore convinzione nella ricerca di un filone d'appartenenza, con una successione di tracce meno intasata dall'intensità di certe dilatazioni.
In "Three Fact Fader" scrivono canzoni pop che fanno saltare i palloncini, avveniristiche nell'utilizzo di consuetudini, traforate in ciascuna parte per far sì che ogni wall of sound abbia il proprio reso. Ecco, è come se le riempissero d'acqua e altri materiali non rumorosi, salvo determinarne la fuoriuscita sin da subito.

Sono un quartetto con base operativa a Londra, che imbottisce di feedback i suoni delle chitarre e che si fa dare una mano da un'effettistica sicuramente ampollosa, ma quasi "regale". Non fanno nulla di trascendentale, ma non è facile trovare qualcuno o qualcosa che, senza perdere la vita sulle prove del cuoco, lanci un prodotto ben confezionato e fortemente piacevole. L'elemento "sogno" è imbarazzante nella sua linearità, così come risulta sovraesposto rispetto alla qualità delle melodie, però trascina la voglia di apprendere senza l'incombenza dello sfinimento.
Il disco è semplice e quasi perfetto per questo. Non si pensi, invero, a un'articolazione di comodo, con pseudo-trovate in bella mostra per rendere appetibile la vetrina. Si tratta proprio di canzoni incartate, con un'organizzazione quasi religiosa della messinscena.


Menzione d'onore per "Song For Andy", clamorosa base di lancio per un frastuono di note equipaggiate con delle vere e proprie installazioni create ad arte. E' la summa intuitiva della loro filosofia e, per comprenderne i lati indefiniti, prendo in prestito l'immagine di uno specchio con gocce sparse su di esso, a fare da orlatura a un oggetto riflesso: è musica d'impatto, interrotta, piena, crepata. Di innegabile potenza scenica anche "Clean Coloured Wire" e "Crawl From The Wreckage". Di animo trendy, invece, "International Dirge" e "What Pushed Us Together".

E' come se i Sigur Rós reinterpretassero i My Bloody Valentine, per intenderci. Roba già masticata, insomma, ma con l'idea del passeggio sul corso principale, a Natale, da ripetersi ogni anno con le stesse, identiche sensazioni.     

(10/11/2009)

  • Tracklist

1. Clean Coloured Wire
2. Sometimes I Realise
3. International Dirge
4. Helped By Science?
5. Brighter As We Fall
6. Hang Your Head
7. Crawl From the Wreckage
8. Three Fact Fader
9. Song For Andy
10. Emergency Room
11. The Fear Has Gone
12. Be What You Are
13. What Pushed Us Together

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