"Waiting For You" è, con tutta probabilità, il disco più strettamente
soul degli ultimi anni: ed è molto interessante il fatto che nasca sotto
Hyperdub, una delle etichette di punta della scena
dubstep. Di
dubstep, bisogna dirlo, ce n'è davvero poco. Per quanto la parola
dubstep possa avere un significato preciso (e non ce l'ha), i King Midas Sound si pongono in una posizione molto più vicina a certo
trip-hop che alla
garage.
Non c'è molto
dubstep ma c'è tanto
dub: il protagonista della fase di produzione è infatti Kevin Martin, meglio noto come The Bug. Sarà per la sua passione reggae che le linee di basso, nonostante non siano in primo piano, sono giamaicane purosangue e fanno vibrare fino allo sfinimento i
subwoofer dello stereo; ma non è solo il tappeto delle
bass-line a ricordare il suono dei produtorri caraibici: ascoltando "Waiting For You" si ha proprio l'impressione che Lee Perry abbia preso i vecchi successi di Otis Redding e li abbia rimaneggiati nel suo stile psicotropo. E così i suoni si allungano, occupano tutto lo spazio senza però risultare ingombranti, si prendono i loro tempi e rallentano i battiti in un
mid-tempo meticcio, con un piede nella scarpa trip-hop e uno nella scarpa
dub, e quel feeling
dark e fumoso che rende l'idea di come sia essere dei
dubmen in London.
Il disco scorre abbastanza liscio, senza deludere ma senza coinvolgere. Lo stile è senza dubbio eccelso e il risultato spesso entusiasmante, basti sentire la dilatatissima ballata r'n'b che apre il lavoro, "Coll Out", oppure "Meltdown", il pezzo migliore del lotto, ma anche le bellissime "Outer Space" e "One Thing". Merito anche e soprattutto della voce, ovvero l'altra metà del duo londinese (Roger Robinson), che rappresenta sicuramente l'elemento più positivo e fresco nel King Midas Sound, sospesa tra pastosità
bristoliane e un fascino da musica nera anni 60.
All lunga c'è l'impressione che King Midas Sound sia una formula molto più efficace sulla breve distanza (l'Ep "Cool Out" della scorsa primavera) che non sulla lunghezza di un disco.
Ampi margini di miglioramento per la realtà più interessante del lotto Hyperdub; interessante se non altro per la capacità intrinseca di affascinare e di portare il
dubstep, forse per la prima volta, in un formato-canzone compatto ed efficace.