“Brain Cycles” è il nuovo atteso album del talentuoso duo hard-blues psichedelico Radio Moscow (Parker Griggs alla voce, chitarra e batteria, Zach Anderson al basso, cui va aggiunto il batterista impiegato nei live Cory Berry), proveniente dall’Iowa e già forte di un ottimo omonimo album di debutto, uscito nel 2007 e prodotto da Dan Auerbach dei padri putativi Black Keys. La loro proposta musicale, totalmente incurante di mode e rivolgimenti storici, rimane saldamente ancorata all’intramontabile mito del blues elettrico anni Sessanta, prendendo le mosse dagli intarsi luminosi di Cream, John Mayall e Ten Years After per aprirsi poi agli spasimi proto-hard di Mountain, Blue Cheer e Grand Funk Railroad, con iniezioni massicce di psichedelia di marca visibilmente Led Zeppelin-hendrixiana.
Più che di canzoni vere e proprie, “Brain Cycles” sembra in realtà essere costituito da un’unica interminabile jam chitarristica dalle coloriture acidissime ed esplosive, con momenti di incontenibile logorrea sonora in cui la chitarra vomita come in trance copiosi riff ruscellanti che rifluiscono l’uno nell’altro sbocciando in figure floreali rigogliose che a loro volta si aprono in nuovi germogli frondosi e ubriacanti, in un tripudio della psichedelia più vivace ed espansiva. Ma il gruppo possiede anche un ottimo senso del groove naturale e una patina irsuta di verace americanità, provinciale e polverosa, rintracciabile soprattutto nei brevi intermezzi improntati a un pacato paesaggismo acustico.
Tra i pezzi più interessanti segnaliamo senz’altro la dinamitarda doppietta d’avvio “I Just Don’t Know”/ “Broke Down”; notevoli anche, fra gli altri, “Hold On Me” e “City Lights”. Ma l’impressione è che il disco catturi solo parzialmente quel furibondo flusso di action painting chitarristica che promette di liberare in arroventate esibizioni live tutto il proprio potenziale soverchiante di arcobaleno blues mistico e sensuale. In attesa dunque di una loro discesa nelle italiche province, ci si può accontentare di un album che somiglia sin troppo agli occhiali metafisici ritratti sulla copertina dello stesso, occhiali in grado di dischiudere la visione potente e incontrollata di un terzo occhio ben sepolto al centro del nostro cervello atrofizzato.