The Real Tuesday Weld - “Live At The End Of The World”

2009 (Antique Beat)
Post-modern-vintage

L’arte materializza i sogni, le ambizioni, le paure, i sentimenti di generazioni in sequenza, tutto confluisce in linguaggi e segni che si ripetono, che alludono a nuove speranze, a più moderne illusioni; ma quello che l’arte crea diventa un’altra realtà che si aggiunge alla quotidianità, si confonde il simbolismo con la concretezza, i confini dell’immaginazione si dissolvono fin quando un altro modo di raccontare la vita riedifica il tutto.
Stephen Coates è uno dei più vividi scrittori di verità oscurate, le sue storie sfidano la percezione della realtà, il suo mondo cerca relazioni tra eventi che si susseguono con insane logiche: come si può diventar genitore mentre perdi il tuo stesso padre? Come si celebra la monogamia sprofondando nella lussuria? Come si può essere corrosivi suonando la musica più confortable possibile, ovvero un romantico e soffuso jazz da club?
Chi ha già avuto positivi incontri con i The Real Tuesday Weld e l’alter ego The Clerkedwell Kid conosce le risposte, o meglio sa già che tutto è amabilmente privo di risposte, per chi è affascinato dal dubbio e per chi ne ha paura ecco che arriva dall’Antique Beat la possibilità di incrociare "Live At The End Of The World", ultimo album del gruppo americano, finora offerto solo a una cerchia stretta di cultori della label Six Degrees.
 
Strano caso di un artista inglese che collauda in America la sua musica (come Antony Hegarty?) il progetto The Real Tuesday Weld è la celebrazione dell’impossibile, Stephen Coates non solo trasferisce la sua identità ben due volte, ma crea un luogo immaginario per la rappresentazione finale della sua vita artistica, ed ecco che The Real Tuesday Weld (band di Stephen Coates) presenta lo show di The Clerkedwell Kid (Stephen Coates) nel club (immaginario) più esclusivo di Londra, ovvero il “The End Of The World”, le mura consumate dallo smog e dalla pioggia, le tende rosse che si sollevano per offrire al pubblico inesistente uno spettacolo live (dal vivo…) sull’inesorabilità della morte (quella dell’artista o quella del pubblico?), la stessa morte celebrata in “The London Book Of Dead”, tra citazioni del passato e di un improbabile futuro che sgorga dalla speranza della reincarnazione.
 
Mentre il precedente album nasceva dalla lettura del “libro tibetano dei morti”, uno dei testi religiosi più influenti dell’ultimo secolo, qui la visione di un’anima errante che dopo la morte cerca un nuovo corpo per proseguire nella ricerca spirituale della perfezione è sostituita da una staffetta tra anime e corpi che rappresentano in pubblico la loro vita prima della fine del mondo datata 2012.
“Live At The End Of The World” viene presentato al pubblico inglese ed europeo in un lussuoso box con tanto di oggetti personali di Stephen Coates e un modulo per scrivere il proprio testamento, una provocazione che confonde passato e futuro, i The Real Tuesday Weld annullano l’antico, rendendo vintage anche ciò che verrà, la musica è sulla stessa linea culturale, modernità elettroniche che suonano come il passato, il fantasma di Al Bowly (il più famoso crooner inglese), il fascino di Tuesday Weld (famosa attrice americana che in “Once Upon A Time In America” viene aggredita sessualmente da Robert De Niro) si amalgamano con scampoli di jazz e blues che sembrano uscire dalle pagine più fumose di "Swordfishtrombones" del geniale Tom Waits (“Epitaph For A Dream”) proiettando tutto in un futuro surreale.
 
Come nei film di David Lynch, i destini s’incrociano tra realtà e sogno, come in “I’ll See You In My Dreams”, una ballad di country notturno intrisa di jazz, ma in “Over The Hillside” tutto sembra più ingenuo e infantile, mentre il piano e gli electronic treatments di “Black Birdies Comes” introducono il romanticismo gotico che pervade da sempre la musica del gruppo.
Dell’amore e della morte si parla e si sorride in “What It Takes”, ma le tentazioni della seduzione femminile di “Nightingales” sono l’ultimo atto prima che il protagonista parli del suo sogno in “Dreaming Of You” e si congedi dal suo pubblico con “Valentines”, sussurrando il suo addio alla vita terrena senza rimpianti.

Le linee essenziali della musica del gruppo scivolano su jazz e blues con atmosfere lounge e brividi elettronici che si confondono nel suono antico e fumoso dell’album. Stephen Coates svela le sue passioni: Morricone, il pop francese e la musica minimalista di Steve Reich, realizzando il miglior esempio di post-futurismo musicale.
Eccessivo, forse anche troppo ambizioso, il progetto The Real Tuesday Weld procede disseminando follie ben strutturate, “Live At The End Of The World” è un finto album live (esistono perfino delle rarissime copie in studio con tanto di missaggio differente e senza pubblico per confondere le acque), che registrato nel futuro (il 2012) viene pubblicato nel 2009, anche se il disco è in verità una limited  edition del 2008.
Anche il luogo è inesistente, però nulla impedisce che quando sarà realizzato (ovvero nel 2012) il luogo possa esistere, ora molti stanno pensando che io sia impazzito, ma la verità mi è stata resa nota, e io ve la sto raccontando, anche se questa recensione forse non è ancora stata scritta, perché tutto deve ancora avvenire e quando ciò si realizzerà, sarà inutile che io stia qui a raccontarvela perché la fine del mondo non potrà essere raccontata a nessun essere vivente, io vi offro insieme a Stephen Coates e i suoi The Real Tuesday Weld e a The Clerkedwell Kid di conoscere l’impossibile e l’imprevedibile, poi non dite che non vi avevamo avvisato. 

Tracklist

  1. Intro
  2. I'll See You In My Dreams
  3. Epitaph For A Dream
  4. Over The Hillsides
  5. Black Birdies Come
  6. What It Takes
  7. Nightingales
  8. Dreaming Of You
  9. Valentines
  10. Outro

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