Era da una decina di anni che
Michael Morley non metteva mano al suo progetto solista. “Republic of Sadness” (che, per certi versi, si ricollega alle “nuove” tensioni espressive sperimentate in “
My Dear Sweet Reluctant Sweetheart”) colma il vuoto con sei composizioni che finiscono direttamente nel psichedelico calderone
dance-drone.
Dai risultati altalenanti, la “repubblica della tristezza”, dove gli alberi si stagliano come ombre sinistre contro un cielo blu apatico, è fatta di lamenti abulici, di
beat ipnotico-martellanti e inquietanti tappeti
dronici (“Forever”, “All”), ma anche di
loop angolari di chitarra, che sostengono
trance sbilenche in odor di funk, nelle quali la paranoia dei
Dead C rientra dalla finestra (“Desert”). Fa meglio, comunque, la seconda parte, nella quale il connubio tra le sorgenti si fa più convincente e meglio rifinito.
L’
epos stroboscopico di “Wilderness” è senza dubbio il momento di massima rappresentazione di questo
sound conteso tra la carnalità del battito meccanico, l’evanescenza radiosa dei droni e la desolazione senza scampo della voce. In “Freak”, invece, la chitarra sciama ruvidissima lungo il sentiero estatico di un rimpallare stordente. La conclusione è affidata alle fasce siderali di “Trees”, che chiudono il cerchio intorno alle rifrazioni sconfinate di una malinconia che non lascia scampo. Il cosmo, imponente, come grembo in cui tutto ritorna.
Niente male.