Keith Fullerton Whitman torna a investigare le meraviglie del suono analogico. Nello specifico, "Generator" esplora "le imprevedibili entropie" e la "lieve degradazione" del segnale analogico, lontano dalle restrizioni dei
live set. Whitman si serve, quindi, di multiple e simultanee sorgenti sonore, giungendo alla creazione di un universo estremamente ipnotico e, per certi versi, vicino ai mondi "immaginari" della cosmica tedesca. Si tratta, in sostanza, di sequenze minimaliste in perenne modulazione ("Generator 1", "Generator 7b"), tra cupezze sfuggenti ("Generator 3") e subdole ascensioni panoramiche ("Generator 5", "Generator 8 (Edit)"). La conclusiva e lunghissima (dura ventitre minuti) "Generator 2" è la sintesi migliore di questo lavoro qualitativamente non rilevante, ma comunque interessante per seguire da vicino la ricerca di uno dei musicisti elettronici più importanti degli ultimi anni.