Una delle più inaccessibili, ostiche e a suo modo pioneristiche figure della scena industrial è ritornata sulla lunga distanza dopo circa sei anni di assenza dall'ultimo "In Konflikt", album che aveva dimostrato nuovamente la capacità dei Genocide Organ di lavorare su più livelli di significazione e interpretazione, unendo il classico suono
noise & power electronics con elementi letterari e politici, in una volontà (da sempre presente sin dai loro esordi) di fanatismo artistico.
Incentrato concettualmente sul mercenarismo che ha caratterizzato da sempre le vicende militari, i Genocide Organ vivisezionano, ricuciono, strappano, pirateggiano e collegano in modo anarchico ciò che vuole essere un manifesto crudo della
realpolitik dietro questo scenario.
La denuncia politica e sociale, la riflessione terroristica e paranoica sui tabù e i punti molli della morale umana sono caratteristiche fondanti dei nostri, che non hanno mai rinunciato a una rappresentazione provocatoria, simbolica, ambigua e contorta delle ideologie. Tacciati di razzismo, nazismo, sadismo e infiniti altri -ismi malati, i tedeschi hanno coerentemente mantenuto la loro disturbante identità fino ad oggi.
"Under Kontrakt" si sposta, seppur lievemente da questo assioma, diventando un'immagine sfocata e parziale. Preceduto da un video/trailer che intendeva anticipare i contenuti del disco, l'album si propone anche esteticamente, nella sua grafica, come un'opera dal contenuto
superficiale e decifrabile nel suo messaggio concettuale: una
superficialità da non catalogare come
mainstream ma come semplicità di struttura.
Se da una parte il magmatico flusso di
drone e tappeti
noise di macchinari industriali ritmano e riempiono un ambiente saturo di conflitto e negatività, l'insieme di innesti
spoken word - ripresi da discorsi di leader politici, e trasmissioni televisive, modificati e trasformati in un ipnotico
loop da registratore rotto - abbondano in maniera tale che l'ascolto procede a fasi interrotte. Quasi si fosse di fronte alla colonna sonora di una pellicola, sembra di ritrovare i colori degli "speciali dal fronte" del film "Orwell 1984".
Si produce così un'atmosfera sottotono he accoglie come unici punti di spicco "It's Over" e la successiva "Forever Whore", che riescono a farsi apprezzare nelle loro strutture leggermente più eterogenee. Il resto delle composizioni si adagiano su un'idea ambient da trincea che non lascia sfumare suggestioni particolarmente originali.
In sintesi, "Under Kontrakt" non si distinguerà particolarmente nella discografia dei Genocide Organ, se non per essere una sufficiente prova di stile. Uno stile affermato e riconosciuto come storico ormai, ma che in questa prova non esercita alcuna particolare innovazione, mancando sopratutto della profondità e forza comunicativa che ha sempre contraddistinto il gruppo.