The 2 Bears

Be Strong

2012 (Southern Fried) | house, electro-dance

Sono tempi strani (ma non certo mancanti di fascino) quelli che attraversa l'elettronica negli ultimi anni. Da un lato le evoluzioni del nucleo originario del dubstep (che nasceva con tutt'altri presupposti) ne hanno progressivamente sfilacciato i contorni ed espanso i limiti fino all'inverosimile, così che è arrivato ad abbracciare linguaggi sempre più lontani dalla sua idea originaria e a flirtare con posizioni sempre più alte delle classifiche mondiali.
Dall'altro invece, il ritorno in grande spolvero della techno, in tutte le sue forme e declinazioni, ha riportato alla ribalta costrutti e architetture che parevano essere diventate appannaggio di pochi, e interesse di altrettanti, mentre il resto del globo sfogava i suoi istinti elettronici in altre maniere.

Manca però un'illustre invitata al banchetto, e non è certo un'assenza che passa inosservata: la house, quella house che dalle scintillanti notti di Chicago ha viaggiato in lungo e in largo per l'orbe terracqueo svelando le sue delizie a chiunque ne diventasse sensibile custode, ha dovuto dare forfait.
Non se la passa molto bene infatti, aggirata com'è da ogni dove da biechi figuri che l'hanno sfiancata, debilitata, sfruttata per i loro mezzucci, lasciando agli sparuti ammiratori (tra cui due avvenenti donzelle, Nina Kraviz e Deniz Kurtel, ma anche i militanti di cotanta 100% Silk) soltanto le briciole, conservate però con cura, e con sincera devozione.

Desta quindi sincero stupore, aldilà dei nomi coinvolti, l'attrattiva sbocciata attorno ai 2 Bears (nome che sì, è un tributo alla nota comunità gay). Certo, è pur sempre di Joe Goddard, membro dei blasonati Hot Chip, il quale ha unito le forze assieme al DJ dei Greco-Roman Soundsystem Raf Rundell, che si parla, eppure, gira e rigira, l'alchimia dei due non fornisce appigli di alcun tipo per spiegare un livello di consensi simile.
Intendiamoci, “Be Strong”, album di lancio per questa nuova compagine, dopo un terzetto di Ep negli anni scorsi, è tutt'altro che brutto e segue un profilo preciso, ben definito nei suoi lineamenti, ma è proprio l'adottare quei determinati principi che getta delle perplessità su una ricezione del genere. Guardando alla produttiva e grandiosa epoca della house anni '90 (siamo pertanto ben lontani dai tamarrissimi luoghi comuni odierni di gente come David Guetta o Bob Sinclar), i due incrociano le rispettive sensibilità e partoriscono dodici brani contesi tra una calda nostalgia e vibranti battiti dance, per un'ora scarsa di groove narcotici e accattivanti contrappunti melodici.

Si balla, ci si dimena, ci si diverte, ma il ritmo non contagia solo i muscoli, arriva ad accarezzare la mente e a coccolarla, anche se la seduzione non viene mai portata a termine veramente. Goddard e Rundell però conoscono bene tutti i trucchi del mestiere e li adoperano a proprio beneficio, distribuendo con scafata oculatezza momenti più “riflessivi” e rilassati, a fresche aperture pronte per essere scaraventate nei dancefloor di tutto il mondo (cosa che a dire il vero, è già avvenuta; a brevissimo è prevista l'uscita del loro primo album di mix, "2 Bears 1 Love").
Se, così, un'introduzione dai toni vagamente jazz ed evocativi come “The Birds & The Bees” poteva far venire qualche dubbio, ci pensa il duetto “Be Strong”/“Bear Hug” (soprattutto la seconda, inattesa contrapposizione tra voce low-pitched nelle strofe e cantato più normale nel refrain) a spazzare via ogni minima ombra, come una corazzata pronta a calpestare qualsiasi cosa al suo cammino. E, mentre la ruota gira, il party prosegue sfrenato, ma sempre lussuoso e raffinato, senza mai confluire in pacchianerie da quattro soldi. Eleganti, patinate (forse anche troppo), le traccie scivolano via in un vortice godereccio e incontrollabile, compatto eppure sempre particolareggiato in ogni suo elemento.

Non tutto funziona come dovrebbe e potrebbe (il lieve electropop dai tratti esotici di “Time In Mind” risulta alquanto stucchevole a lungo andare; stessa cosa dicasi per i flussi e riflussi atmosferici di “Increase Your Faith”), nonostante tutto l'ascolto si rinnova sempre con assoluto piacere, mantenendo consistenti, seppur non stellari, gli standard anche in numeri che per molti altri si sono rivelati fatali (la didascalica, ma comunque eloquente nu-disco di “Ghosts & Zombies”, il trascinante motivo piano-house in “Work”, singolo che ha funto da apripista per l'album). Come prima prova, considerato il carattere collaterale del progetto, va decisamente più che bene.

(28/09/2012)

  • Tracklist
  1. The Birds & The Bees
  2. Be Strong
  3. Bear Hug
  4. Work
  5. Warm & Easy
  6. Take A Look Around
  7. Ghosts & Zombies
  8. Time In Mind
  9. Increase Your Faith
  10. Heart of The Congos
  11. Get Together
  12. Church
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