Doug Paisley - Golden Embers

2012 (No Quarter)
soft-americana, songwriter

Soprattutto in questo periodo si fa un grande uso di metafore di comfort autunnale per descrivere dischi più o meno validi, evocando serate sul divano, il plaid di lana, le castagne, il vino... Ma, se c’è qualcuno in grado di presentarsi come vero “maestro di tisane”, di farsi alfiere di quanto di conviviale, di tepido esiste in musica, questi è proprio Doug Paisley.
In questo “Golden Embers” il cantautore canadese ci regala un’altra pillola di balsamica soavità, forse provvista di un maggiore spirito di partecipazione, di collettività.

Pur nella sua forma limitata di Ep, quest’ultimo lavoro di Paisley è probabilmente il suo più popolare, meno incentrato sulle sue riflessioni, sulla sua indole innata di cantautore, ma più su un lavoro organico di arrangiamento. Come in “Learn To Lose”, uno dei suoi pezzi più country, accompagnato da pianoforte e fiddle.
Il risultato è ottimo, un ingentilimento, appena percettibile ma determinante, della scrittura già straordinaria di Doug (l’organetto e il mandolino di “Two Like Us”), che le varie comparsate di archi, corde e tastiere aiutano anche a diversificarsi e ad accendersi di sfumature diverse. Il suo tocco, riconoscibile, emerge nella dolce, soffusa esalazione Young-iana della paesaggistica e struggente “City Lights”, e viene esaltato dall’intercalare di violino in “Bats”.

Insomma un passo più importante di quello che sembra nella carriera di Paisley verso una musica più ricca e accomodante per l’ascoltatore, che può proiettarlo verso la dimensione che ormai gli compete.



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