Motohiro Hata

End Roll

2012 (Augusta) | songwriter, j-pop

Strana terra, il Giappone: mentre nel resto del mondo non fa di certo notizia che un cantautore di sesso maschile riesca a ottenere un grande consenso di pubblico, nell'asfittica cornice del j-pop sono le donne a fare il brutto e il cattivo tempo, "relegando" i maschietti a un ruolo di secondo piano.
Fa quindi piacere constatare come il sensibile talento di Motohiro Hata abbia rappresentato, negli ultimi anni, un raro strappo alla regola, conquistando, oltre al prevedibile appoggio della critica, una grande fetta di ascoltatori, palesemente affascinati dal romantico understatement dei testi e dalle squisite direttrici melodiche delle canzoni, sulle quali si muove, flessuoso, il fragile tenore dell'artista, capace di commosse interpretazioni che non hanno pari nell'attuale scena cantautorale nipponica.

La stoffa di cui è fatto non ha infatti tardato molto a manifestarsi; già dalle primissime uscite si stagliava evidente il profilo di un autore con le idee ben chiare in testa, tanto attento manipolatore di trame radio-friendly negli episodi più rock e vibranti, quanto struggente cantore dell'amore in emozionali ballate acustiche. Il suo piccolo mondo ha saputo ben destreggiarsi tra questi due estremi, cogliendone ogni possibile sfumatura, dando così adito a una cifra stilistica vitale e pulsante, che non è mai scesa al facile compromesso dell'intimismo da cameretta, diventato oramai un trend abusatissimo.
Complice anche l'impeccabile aspetto produttivo, sfarzoso senza mai cadere nel patinato, la formula del nostro ha saputo sì offrire parecchie variazioni sul tema, schivando inizialmente in scioltezza banalità e reiterazioni, a lungo andare ha però mostrato la corda, manifestando una certa povertà, espressiva e formale, in cui alla fine è incorso.

Tempo un anno e poco più, dall'ultimo (non proprio esaltante) "Documentary", per rinfrescarsi le idee e ridestare un'ispirazione sonnacchiosa, ed eccolo che torna a calcare le scene con "End Roll Ep", mini-album a partire dal quale Hata potrebbe inaugurare una nuova stagione della sua fortunata carriera. La crescita compositiva, già timidamente rinvenibile negli ultimi lavori, giunge qui a completa maturazione, in quattro canzoni (con le versioni strumentali delle prime due a corollario) che stupiscono per l'avvicinarsi del cantautore a suoni ben distanti dalla safe-zone a cui finora aveva abituato. Certo, non mancano i richiami all'appartata sfera acustica della quale è stato un grandissimo interprete, più che altro restano però nel limbo delle intenzioni, piuttosto che ottenere un concreto sviluppo nell'ordito dei pezzi.

Il malinconico ardore che da sempre caratterizza le agrodolci letture del giapponese rivive nella sua disarmante candidezza in "End Roll", stravolto però da un'intera orchestra d'archi che potrebbe benissimo comparire nelle più sfarzose ballate di Ayumi Hamasaki, plasmando col suo superbo incedere tanto gli impalpabili arpeggi di chitarra quanto la fiera levità della melodia. Difficile sarebbe stato pronosticare, al pari, tanta sorprendente solarità nella seguente "Toranoko", folk sottilmente increspato da caldi cenni reggae, sui quali il cantautore non esita a lanciarsi in un sommesso, ma comunque simpatico simil-rap, ben inserito nel piglio brioso della canzone.
Senza rendersene conto, si finisce così a essere dolcemente rapiti nell'estatica commozione di "Koi no dorei", struggente lento pianistico pregevolmente salvato in corner dall'anonimato grazie ad una delle migliori esecuzioni del nostro. E' però col brillante country-pop della conclusiva "1/365", sorretta dall'arguto intreccio tra batteria e chitarra, che si registra il punto più alto nella scrittura di Hata da anni a questa parte. Il piacere della vita domestica, per i piccoli gesti che ci accompagnano nel quotidiano, assume toni quasi spirituali in questo brano, flebile liturgia privata che celebra una poesia tutta terrena, officiata con la calma di chi ormai ha imparato a saper apprezzare anche il più piccolo e insignificante attimo.

Pur nelle ridotte dimensioni di un extended play, è inequivocabile constatare la sete di rinnovamento dell'autore, consapevole di aver bisogno di intraprendere percorsi diversi per descrivere la propria differente attitudine alla vita (e alla musica). C'è da augurarsi soltanto che la serenità qui trovata sappia permeare con ancor più convinzione i lavori futuri. Per adesso, basta accontentarsi di ritrovare un amico perso da tempo, con cui scambiare amabilmente quattro chiacchiere in compagnia.

(06/03/2012)

  • Tracklist
  1. End Roll
  2. Toranoko
  3. Koi No Dorei
  4. 1/365
  5. End Roll (backing track)
  6. Toranoko (backing track)
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