Orbital

Wonky

2012 (ACP Recordings) | elettronica

Dopo otto anni fuori dall'orbitale del mercato musicale, mentre i dj set della rivoluzione pop-futurista accoglievano una gioventù in fuga costante dalla realtà, ecco un rientro discografico che è anche culturale. "Wonky" non è semplicemente il nuovo album degli Orbital, ma una traccia del percorso storico che si rinnova mentre fiumi di carta stampata hanno tentato inutilmente di spiegarne i contenuti agli out of rave.
Anche Tim Pilcher, nel pregevole tentativo di chiarire le origini e le attitudini psicologiche dei rave party, è caduto nel trabocchetto della mediazione sociologica: le pulsioni avventurose e liberatorie sono arrivate in cucina (con il suo libro "The Cannabis Cookbook") e ora è tutto un altro sentire.

Paul e Phil Hartnolt riaprono le pagine di un romanzo sonoro mai del tutto completato, rimescolando elettronica moderna con synth analogici. Sono ancora padroni dei segreti del trasformismo tecnologico: in "New France" si avventurano in spazi siderali inediti nel tentativo di creare un nuovo hype coinvolgendo l'alieno di turno (Zola Jesus), altrove applicano metodologia dubstep, come nelle eccellenti linee di basso di "Beelzedub", uno dei migliori esemplari di "Wonky".

Gli Orbital sono consapevoli di aver perso i contatti con l'evoluzione della cultura giovanile: lo scenario si è infatti frammentato con l'ingresso massiccio di droghe ed estremizzazioni sociali, che hanno ripristinato l'individualismo in un movimento nato per una socializzazione estrema. Ma tentare di ricreare un archivio logistico da cui ripartire è il vero obiettivo di "Wonky": ed ecco che il pulsare dei sintetizzatori scuote con un leggero brivido di autocoscienza robotica le note di "Straight Sun", ma senza sconfiggere le tre leggi di Asimov.
"Stringy Acid" risponde a milioni di sms dei patiti del rave stupendoli senza effetti speciali, semplicemente allineando armonie brillanti e corrosive, che restano il vero patrimonio del duo (come conferma l'affascinante giro armonico di tastiere di "One Big Moment").

La formattazione è quasi completa, mancano solo i file archiviati nei nostri database emotivi: siamo quaindi costretti ad attendere che il duo li corrompa con rabbia e furore spingendoli verso lidi acid-house in "Distraction" o ci tormenti con i propri dubbi in "Where Is It Going?".
Gli Orbital sono gli artefici di una pagina storica della musica: vent'anni fa hanno deposto la dance music dal piedistallo abbracciando i rave party e le loro motivazioni, anni dopo hanno percepito il rispetto delle nuove generazioni nel fortunato tour del 2009, e la loro decisione di tornare in pista non delude.
"Wonky" è il loro album pop, uno schiaffo potente alle visionarie pagine di "In Sides", che molti salutarono come un tradimento stilistico dopo il furioso "Snivilisation". E non sono certo alcuni, sporadici episodi più deboli - che sembrano quasi fondali sonori da app per iPhone - a turbare l'insieme dell'album.

Ma quello degli Orbital non è un vero ritorno: Paul e Phil Hartnolt sono stati vittime di un divorzio dal loro pubblico originale e questo lavoro ha tutte le carte giuste per riconquistarlo senza ricorrere alla nostalgia e regalando semmai indizi preziosi ai nuovi fan del rave e delle sue sub-cultures. D'altronde gli Orbital sono coscienti di essere appena ritornati sul pianeta Terra e la loro destinazione ("Where Is It Going?") non rappresenta un problema: l'importante è esserci di nuovo e crederci, e nelle nove creazioni di "Wonky" c’è più di un motivo per ravvivare la nostra fiducia.

(12/07/2012)



  • Tracklist
  1. One Big Moment
  2. Straight Sun
  3. Never
  4. New France (feat. Zola Jesus)
  5. Distractions
  6. Stringy Acid
  7. Beeledub
  8. Wonky (feat. Lady Leshurr)
  9. Where Is It Going?

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