Teatro Satanico

Fatwa

2012 (Old Europa Cafč) | dark, post-industrial

Gruppo tra i più originali e sui generis della scena post-industriale, i Teatro Satanico hanno seguito un ideale percorso concettuale e artistico di rara profondità nel panorama italico. Dopo alcune ultime produzioni come il 10" "Kali Yuga A Go Go", il 45 giri "Gold In Blei" e  il mini-cd "Disco Cianciulli", si è potuto osservare come la vena ritmica si sia progressivamente arricchita di elementi fortemente elettronici oltre alla componente più propriamente rumorista. L'interessante performance in occasione del Destination Morgue V a Roma ha confermato queste peculiarità, mostrando un progetto ancora ricco di dialettica e in costante evoluzione nelle sue forme.

"Fatwa" è il primo Lp sulla lunga distanza da "Alma Petroli" (cd-r autoprodotto rilasciato nel 2009); mostra un'identità che non ancora stanca di muoversi, che continua nella sua opera filosofica di ricerca e analisi delle vie alchemiche e liturgiche, pur mantenendo una forte componente provocatoria. Un carattere essenziale che trasuda non solo dal titolo del disco, ma anche dall'opener "Allah Kebab". Basata su una visione ironica della politica italiana e di come certo fondamentalismo possa permettere l'affermarsi di contraddizioni e stupidità irrazionali, si muove in un lento salmodiare che ricorda la melodica sacralità dei Cccp di "Radio Kabul". Al contrario della melodica sacralità di Ferretti, qui si scontrano beat elettronici crudi e bassi frastornanti. 
La conseguente "Adrian Andrew Woodhouse" segna un sentiero più minimale e ovattato. L'inquietudine e l'oscurità avvolgono una voce distorta e una drum machine ridotta all'osso, mentre i pochissimi spunti di synth sono una leggera rete di rugiada fra pietre nere. Il tema dell'intolleranza religiosa e delle sovrastrutture/stereotipi che ingabbiano gli esseri umani è al centro di questa composizione, come la successiva "God Told You To Do It", in cui viene mantenuta una simile idea strutturale. Il sentiero collega punto dopo punto ogni elemento che ci è portato davanti. Le parole sono limitate e precise all'osso.

La coppia centrale "Fatwa-Sex Magick Rockets Babalon" fa da spartiacque all'interno del disco. L'atmosfera impalpabile della title track ascende in vocals indefinite che tracimano in un ambient meccanico, mentre l'omaggio allo scienziato occultista J. Parsons si chiude in sé come una notturna cantilena di preghiera.
Tralasciando Baby Babalon, rivisitazione di un brano già uscito su "Black Magick Block", abbiamo ora di fronte il lato più esoterico e astrale del disco. Un percorso che inizia con "La Visione E La Voce": brano che prende spunto dalle immagini da visualizzare usate dal training dell'Ordine Ermetico dell'Alba Dorata per favorire la "proiezione astrale", oltre che dal testo omonimo di Crowley.
Il ritmo, la forza simbolica della parola è uno degli elementi cardine di questo disco. Anche l'apparente gioco di "Dio Dio Dio Di Dio" racchiude un tranello magico di significato. I ritmi bassi e/o acuti sono magmatici e taglienti per la mente che segue il sentiero tracciato dal Teatro Satanico.  
Le conclusive "Anus Dei" e "Veni Satan Lucifer" sono entrambe cantate in latino e mostrano un doppio passaggio per quello che è una richiesta a Satana di pacificazione e purificazione, tra le pagine sintetiche e melodiche della prima e il rumorismo elettro industriale della seconda.

Possiamo capire questo disco se lo cogliamo non tanto come un'opera musicale, ma come un organismo concettuale. Un tragitto spirituale, una serie d'immagini evocative che vanno assorbite attivamente per comprenderle appieno. Un disco dalla provocante matrice magica, che racchiude energie da maneggiare in piena coscienza.

(26/03/2012)

  • Tracklist
  1. Allah Kebab
  2. Adrian Andrew Woodhouse
  3. God Told You To Do it
  4. Fatwa
  5. Sex Magick Rockets Babalon
  6. Baby Babalon
  7. La Visione e La Voce
  8. Dio Dio Dio Di Dio
  9. Anus Dei
  10. Veni Satan Lucifer
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