The Shade - The Shade Ep

2012 (Self Produced)
synth-pop wave
Guardarsi negli occhi per la millesima volta, fare un cenno d’assenso e decidere che sì, stavolta potrebbe essere la volta buona. Anche se Milano, l’Italia e il mondo non sono più quelle di 25 anni fa. Ma che bello crederci, impegnarsi, sudare e studiare una rincorsa verso quel passato che un tempo sembrava un futuro lontano, fascinoso, sfuggente. Un sogno che diventa realtà, che si abbevera alla fonte del revival, che traccia la consueta linea immaginaria, che erige un ponte non più fatto solo di sogni ad occhi aperti. Stavolta sono spalancati, vigili, resi attenti dall’esperienza maturata in anni di ascolti, progetti, discussioni, prove abortite.

Derfel e Stefan hanno srotolato una vecchia cartina dell’Europa, quando il Vecchio Continente era unito da una sottile eppure corposa linea musicale fatta di tecnocrazia, synth, un soffio sonoro ombroso, epico, cadenzato. Una partita di Risiko riesumata da qualche serata adolescenziale piovosa, riorganizzata secondo gli stilemi attuali, portata finalmente a termine con successo.
The Shade è un progetto italiano che se ne frega degli angusti confini, della cronaca, che mira a un disegno più ampio, corposo, internazionale. Un Ep per cominciare, una serie di scatti accurati, quattro brani affilati, arrembanti, matematicamente precisi nel loro assecondare una tradizione spesso trascurata fatta di strofa, bridge e ritornello.

Synth-dance dal respiro dark con una qualità di suono impensabile al di fuori di un moderno studio di registrazione. Una serie di maschere prestigiose, glam, new romantic, uniformi alla Kraftwerk, un equilibrio miracoloso che le fa confluire in uno stile che pare misteriosamente solo loro. Aleggia un’atmosfera tesa, quante volte già udita, eppure credibile, godibile, entusiasta ed entusiasmante.
Ansia, frenesia, attimi di calma apparente in attesa del rilancio. Un suono imponente che travalica, senza nessun avvertimento, gli amati eighties per lanciarsi nella fase più matura dello shoegaze del decennio seguente. Un mix fosco eppure gaio, elegante e sprezzante.

Tracklist

  1. Dawn Of Life
  2. Maximixe
  3. A Calling Spaceship
  4. Immoral Ground

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