Aldo Tagliapietra

L'Angelo Rinchiuso

2013 (Clamore) | prog melodico

Nella quiete delle calli veneziane, un uomo solo al comando. E’ proprio lui, Aldo Tagliapietra; sguardo sereno, nessuna espressione che denoti fatica, un’andatura composta, costante, epperò i segni che continua a lasciare sul suo percorso sono sempre corposi, ben distinti, orme indelebili si direbbe. Che bella la storia di questo quasi settantenne che, dopo un girovagare infinito lungo tragitti fisici e spirituali, si ferma alla base il tanto per tirare fuori il suo lavoro più riuscito, non solo tra quelli vissuti en solitaire. Cinquanta anni trascorsi nel tentativo di spezzare catene invisibili ma consistenti che tenevano soggiogato il beat, il pop, il rock, suggestioni cameristiche, freni interiori.

E alla fine, l’angelo rinchiuso ha trovato la chiave giusta per librarsi in volo. Dodici tasselli che cavalcano spartiti progressivi, epici e struggenti, mai prolissi e ampollosi, dove il senso della misura e un gusto per la materia melodica la fanno da padroni incontrasti, dove si parla una lingua semplice, mai cavillosa, quasi infantile, naif, leggera e quindi chiara, diretta, ma senza mai essere banale. Un’opera in cui le frequenti aperture orchestrali e i cambi di tempo, seppure attesi, sorprendono e lasciano emozionati. Un viaggio nel tempo a ritroso, per riagganciare antiche suggestioni e ridare loro un respiro fresco, attuale, addirittura possibile viatico per ulteriori ritocchi. E nelle mani del signor Aldo, artigiano serio e appassionato, tutto sembra combaciare, dall’inizio alla fine. Basterebbe solo l’incipit organistico di “Volatus” che si dispiega in una maestosità che profuma di mellotron e moog, con una sei corde che puntella, rincorre e spinge; ma è “solo” un ponticello, sorta di collegamento tra piccole particelle che rivelano, via via, un’architettura ambiziosa ma mai fallace, solida, ben piantata.

E se un lecito abbraccio affettuoso deve riguardare compagni di viaggio tanto giovani quanto sensibili, dal mai smanioso Matteo Ballarin alla chitarra a Manuel Smaniotto batterista dotato di tempismo creativo, per giungere ai tasti d’avorio intrecciati, danzanti ma anche esitanti del duo De Nardi, sino al prezioso violino di Andrea Bassato, è la voce del direttore d’orchestra a guidare il gioco: immutabile, leggiadra, nel suo falsetto miracolosamente privo di rughe. Una bacchetta, quella impugnata da Tagliapietra, che disegna brevi composizioni che contengono al loro interno salite, discese, scorciatoie, labirinti, tutti condensati, dove non si perde tempo, dove non si spreca una nota. Dall’incalzante e impetuosa title track all’epica “Dentro Un Sogno”, dall’insinuante e battente “La Fiamma” alla ballata apparentemente lineare di “Io Viaggio Nel Tempo”.

E ancora i frammenti inquieti e ritmicamente spezzati di “Riflessi Argentati” e il sussurro pianistico di “Storie”. Una storia che si avvia alla conclusione sul ritmo baldanzoso e sull’interpretazione autorevole del leader in “Passato e Futuro” e si spegne nella pace semi acustica di “Magnificat”, ma proprio in coda ha un sussulto quasi rabbioso, come fosse il prologo di un nuovo racconto di un artista mai domo. L’anziano viandante che prosegue nel suo percorso infinito; dovesse bussare alla vostra porta, accoglietelo, invitatelo a cena, vi riscalderà narrandovi la sua buona novella.

(06/04/2014)



  • Tracklist
  1. Volatus
  2. L’angelo rinchiuso
  3. Dentro il sogno
  4. La fiamma
  5. Io viaggio nel tempo
  6. Riflessi argentati
  7. Storie
  8. Volatus reprise
  9. Passato e futuro
  10. Riflessi argentati reprise
  11. Una voce
  12. Magnificat
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